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martedì 7 ottobre 2008

L'isola dei famosi e i tappeti

Spigolando le ultime news su internet ho appreso che in uno dei tanti "Reality" che impestano ormai i palinsesti televisivi, -trattasi dell'Isola dei famosi- un imprenditore di nome Alessandro De Giuseppe ha commosso tutto il mondo persiano confessando di pettinare ogni mattina le frange dei suoi tappeti. In realtà pare che il discorso fosse un po più complesso e che trattasse anche di tapparelle. Qualcuno è in grado di dare una cronaca esaustiva di quanto fu stato detto quella sera? A questo punto sono curioso. :)

domenica 5 ottobre 2008

Hamedan o Mosul?

Spesso i tappeti persiani Hamedan o Hamadan e sopratutto quelli realizzati nelle aree immediatamente circonvicine -ognuna delle quali ha manifatture in realtà con caratteristiche un po diverse l'una dall'altra- vengono chiamati genericamente "Mosul" o "Mossul". Chi "mastica" tappeti si trova spesso disorientato da questa definizione, in quanto cercando la città di Mosul si trova inevitabilmente a individuare una realtà irachena anzichè iraniana. La spiegazione è molto semplice: anche in questo caso i tappeti prendono nome, non dalla zona di produzione ma bensì dall'area di raccolta. La città irachena di Mosul era infatti un centro di produzione di tappeti, ma anche il primario centro di raccolta per i tappeti di Hamedan, nonchè di tappeti provenienti dalla Siria e da Erivan, i quali venivano poi avviati ai mercati occidentali. Oggi esistono dunque due generi di Mosul, quelli tradizionali ma abbastanza sconosciuti dell'omonima area irachena e quelli iraniani che ne hanno assorbito il nome di provenienza irachena.

Aprire un negozio Internet

Il settore del tappeto è sicuramente diventato un club elitario, pochi sono gli appassionati e i collezionisti di tappeti, e altrettanto pochi sono quelli che lo inquadrano anche solo a livello arredativo. Come già detto le ragioni sono molteplici: decadenza del gusto, mode e tendenze non solo arredative (basti pensare ai salutisti che additano il tappeto come a un pericolosissimo ricettacolo di acari e polveri), crisi economica, politiche commerciali sbagliatissime da parte di commercianti improvvisati e aziende incallite, che hanno finito con il deformare la percezione del tappeto orientale nell'immaginario collettivo italiano, ecc ecc.
Questa piccola "elite" non è alla fine poi tanto piccola, il problema è che è dispersa. Esperimenti come questo blog, come Infotappeti ed altre realtà sul web, hanno dimostrato una certa potenzialità della rete, nella quale sarebbe bene investire, non solo per evangelizzare il pubblico, ma per risviluppare una certa contagiosità dell'amore per il tappeto. Ne parlavo con mia moglie proprio ieri: i costi di un attività sono così alti che quando questa è riferita ad una categoria merceologica così di elite come quella del tappeto orientale, non basta più affidarsi alla vecchia clientela o a quella di passaggio. Senza voler fare adesso un analisi sociologica se ne consegue che una vetrina su internet è più visibile di una vetrina su via Montenapoleone a Milano o nel quartiere Parioli a Roma.
Il progetto era già nell'aria, ma oggi ne voglio parlare ufficialmente: è mia volontà allargare il raggio di vendita e al tempo stesso premiare amici e appassionati che mi incoraggiano e mi seguono anche e sopratutto quelli che non sono di Torino. Aprirò pertanto un negozio online, o forse due, dove verranno pubblicati regolarmente per un breve tempo alcuni Tappeti, Tessuti, ad un prezzo particolarmente vantaggioso.

sabato 4 ottobre 2008

Un piacevole riconoscimento

Un amico di "infotappeti" proveniente da Trento è venuto qualche giorno fa a trovarmi. E' stato ovviamente un piacere conoscerlo ed è stato altrettanto piacevole leggere su "infotappeti" le sue impressioni al riguardo. In neanche mezz'ora ha capito tutto di me e della mia filosofia di vita, evidentemente sono proprio un libro aperto, ma va bene così.

Ecco cosa è stato scritto:

"Mercoledì sono stato per lavoro a Torino e naturalmente ho colto al volo l’occasione per conoscere il fondatore e visitare il suo negozio. Purtroppo si è trattato di una visita brevissima (mezz’ora: io di solito dai negozianti ci bivacco finchè non mi buttano fuori!), perché avevo la macchina praticamente in mezzo alla strada con collega impaziente all’interno. Devo dire che sono rimasto colpito dalla cortesia di Alberto e dal suo modo di intendere il mestiere: lui davvero vende tappeti, come mi ha raccontato (e gli credo) perché gli piace talmente comperarli che dopo deve venderli per poterne comperare altri. Cosa che farei anch’io, se avessi un minimo di base (di preparazione e finanziaria). Questa filosofia si riflette chiaramente sulle scelte, che sono poi condizionate anche dall’ambiente piccolo: tappeti scelti accuratamente senza nessuna pretesa di inseguire il pezzo da collezione fantastico (e carissimo), ma con attenzione e gusto. Il risultato è un negozio ideale per chi volesse cominciare una collezione a cifre possibilissime, con pezzi magari non antichi ma certo molto vecchi e di qualità ed offerti a prezzi vantaggiosi. Segnalo ad esempio un vecchio bel sumak a poco più di mille euro ed alcuni vecchi ottimi anatolici ancora più convenienti. Sconsiglio invece a chi vuole il pezzo da fantascienza e preferisce pagarlo il doppio per dire di averlo pagato una fortuna."

venerdì 3 ottobre 2008

Diffidate dalle promesse di investimento

Questa precisazione viene a seguire con il discorso fatto precedentemente (evidentemente questa è la settimana degli sfoghi e delle paternali, sopportatemi ancora fino a domani). Riporto una frase che spesso cita un mio amico collega: "ricordatevi che l'affare lo fa sempre chi vende e non chi compra", si tratta di un avvertimento chiaro quanto lampante, perchè se così non fosse il commerciante non potrebbe essere tale. Certo, oggi (periodo di crisi economica perenne) chi ha i soldi può senz'altro fare affari, ma non speculazioni. Chi pensa infatti di comprare un tappeto a 100 per rivenderlo dopodomani a 300, beh si sbaglia di grosso, e si sbaglia persino se crede di rivenderlo alla stessa cifra per il quale l'ha acquistato. Come tutte le cose anche il tappeto ha due valori di riferimento ben distinti: il primo -che è quello che realmente importa- è quello dell'ingrosso o della fonte, mentre il secondo è quello al dettaglio. Chi compra un tappeto commerciale -anche se finissimo- lo pagherà al dettaglio ad un prezzo superiore di quanto lo abbia comprato lo stesso commerciante che glielo ha venduto. E' impensabile pensare pertanto che un commerciante glielo prenda alla stessa cifra, perchè non ci guadagnerebbe nulla; come è impossibile pensare di riuscire a venderlo privatamente -sempre a quella cifra- considerando che da un commerciante è possibile scegliere un tappeto tra tantissimi altri, e con la garanzia di un'assistenza prima e dopo l'acquisto. Salvo rari casi (il signor gigi ad esempio che eredita un Serapi e lo vende) diventa pertanto impossibile immaginare che dietro ad un tappeto (fatta eccezione per l'antico e raro al limite del reperto) ci possa essere l'investimento. Il tappeto lo si compra per se stessi, perchè piace, perchè comunica qualcosa, non perchè è un bene rifugio, non lo è neppure l'oro, che quando è nuovo ha un prezzo, mentre quando è usato crolla vertigginosamente!!! E allora come ha commentato giustamente l'amico "antonio" e quì riporto una sua veritiera frase: "gli articoli apparsi sui giornali, tanto sbandierati da personaggi televisivi che fanno il "Cicero pro domo loro", bisogna capire a cosa si riferiscono e chi sono gli sponsor che stanno dietro". Ora qualche mio lettore crederà o penserà che questo mio articolo sia dedicato a lui, ma si sbaglia, perchè è un discorso che volevo fare da tempo e che al limite gli ultimi accadimenti mi hanno -quello si- stimolato finalmente a pubblicare.

giovedì 2 ottobre 2008

Disgustato

Spesso lettori occasionali di questo blog mi contattano per delle richieste di valutazioni su tappeti ereditati da genitori o altri parenti. Si tratta di un servizio che svolgo con piacere, fino a quando non scopro che l'interesse per l'oggetto ereditato dal caro estinto è puramente venale. La maggior parte delle persone infatti, non è realmente interessata al tappeto in se stesso, ne come ricordo della persona che l'aveva comperato (magari con tanti sacrifici) ne come valore culturale ed economico che il tappeto stesso rappresenta. L'interesse è purtroppo solo quello di sapere quanto vale, per poi rivenderlo. Trovo tutto questo molto desolante e anche arrogante. Come si può pretendere che qualcosa valga (e pure molto) se si è i primi a non riconoscergli un valore, tanto da volerlo svendere? Il tappeto vale solo per essere venduto e non per essere tenuto?
Quando ero ragazzino persino le donne delle pulizie (allora erano ancora italiane) mettevano da parte i soldi per comprarsi un bel tappeto persiano da mettere in salotto, esattamente come li avevano visti nelle case presso le quali lavoravano.
Qualche decennio fa le generazioni costruivano (anche faticosamente) oggi le generazioni ereditano quello che è stato faticosamente acquistato e lo rivendono per "un peperone e due pomodori", mi sembra quasi di vedere quegli indigeni che in cambio di pietre colorate regalavano all'uomo bianco i loro tesori. Forse è giunto il momento che chieda 15 euro per ogni mia consulenza o estimazione, almeno così non mi farò il sangue amaro per nulla.

mercoledì 1 ottobre 2008

Spropositi televisivi

Francamente non riesco a capire quella che parrebbe la crociata di Tony Parviziar nei confronti dei commercianti di tappeti orientali. Ieri, infatti, ero a casa di un amico, quando ho avuto modo di assistere -ancora una volta- agli ennesimi spropositi. Il copione è sempre lo stesso: si presenta un tappeto, si spara il prezzo e si sostiene che tale prezzo è impossibile per un commerciante di tappeti orientali. La spiegazione è banale: una strategia commerciale fatta di grandi numeri, che va più bene per le cipolle o per i tappeti contemporanei piuttosto che per i Serapi. Il succo è molto semplice: secondo questo signore comprando grandi quantità alla fonte, Telemarket acquista partite di tappeti a prezzi minori che poi propone a prezzi molto più concorrenziali di qualsiasi altro commerciante, semplicemente perchè un commerciante non compra -come fanno loro- tappeti a tonnellate. Tutto anche plausibilmente vero, se non fosse che il commerciante non ha i costi di televisioni, antenne, frequenze, centralini, trasportatori, furgoni, tutta una serie insomma di "ambaradan" (tra i quali ci metto pure Parviziar) che alla fine Telemarket deve in ogni caso ricaricare sui tappeti che vende. Non per nulla i prezzi dei loro antichi io li vedo spesso e volentieri in linea con il mercato, se non addirittura....