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lunedì 21 giugno 2010

Il museo iraniano nazionale dei tappeti a Teheran

I primi tappeti non furono realizzati certamente da popolazioni iraniche, ma bensì da popolazioni di origine turca, tuttavia è innnegabile come in Persia la tradizione dell'annodatura raggiunse vertici tanto elevati da divenire arte, aspetto che tutt'ora perdura ai giorni nostri. Il tappeto persiano è oggi il tappeto fine per eccellenza, quello che per gusto, per impianto decorativo, per ricerca selezionata delle materie prime e per standard di realizzazione è uscito dalla tradizione e dal significato originario del manufatto, prestandosi e aderendo perfettamente ai bisogni e ai gusti occidentali, che già a partire dal XVIII sec. domandavano qualità differenti dai tappeti orientali classici (vedasi l'esperienza dei tappeti annodati occidentali inglesi e francesi).
Principalmente la scuola persiana ebbe modo di svilupparsi in questa nuova direzione grazie a due fattori:
la padronanza della tecnica a nodo asimmetrico (originaria dell'Armenia), e lo sciismo di appartenenza, una corrente islamica che al contrario di quella dei sunniti permetteva la riproduzione nei manufatti, di disegni naturalistici come animali, paesaggi e persone. Tali premesse permisero la realizzazione di tappeti figurati e/o naturalistici (da caccia o a giardino) molto più consoni ai canoni artistici occidentali, e per questo in Europa e in America molto più apprezzati di quelli anatolici che invece erano rimasti fedeli alle tradizioni iconografiche e strutturali. Nel museo iraniano nazionale dei tappeti di Teheran (disegnato nel 1976 da Farah Diba Pahlavi, l'ultima regina dell'Iran) sono esposti un gran numero di esemplari persiani datati dal XVIIIesimo secolo al giorno d'oggi, peraltro poco conosciuti e quasi mai mostrati in documentari e filmati. Accade, che proprio a causa delle poche informazioni che riescono a filtrare dal paese, e all'oggettiva difficoltà di riscontri per mancanza manifesta di turisti (ricordo che l'Iran ha uno scarso appeal turistico, per tanti motivi che non sto ad elencare), su tale museo e sugli esemplari esposti si favoleggi, arrivando a "sparare" qualsiasi sciochhezza, pur poi magari voler vendere degli ordinari tappeti di provenienza iranica. Naturalmente chi è addentro al settore sa benissimo che nel museo di cui sopra non sono assolutamente esposti (contrariamente a quanto sostengono alcuni venditori e televenditori) esemplari di Nain Tabas, o di quegli ordinari Kashan a fondo rosso della fine del XXesimo sec. per quanto questi possano e potrebbero essere fini. Gli esemplari collezionati ed esposti sono infatti tappeti di tutt'altra pasta e di tutt'altra qualità e rarità: extrafini di palazzo o rari esemplari ritrattistici come quello di scia Thamasp qui a lato inserito. Curiosando su youtube, ho trovato un video diviso in due parti, che mostra proprio alcuni di questi esemplari. Il video è probabilmente sfuggito alle maglie della censura del museo e delle autorità, in quanto, videoriprendere e pubblicare gli esemplari senza consenso è vietato e tutti i video amatoriali che nel passato sono stati caricati, sono sempre stati puntualmente fatti disattivare.
Pertanto, finchè questo video resterà online, invito tutti a guardalo e a rifarsi gli occhi. Buona visione!



lunedì 14 giugno 2010

Nuove tendenze

"Barenjager (Hunter Bear)" di Lise Lefebvre (collezione 2009) è un particolare oggetto di arredamento ricavato da un tappeto persiano in lana di area Khorassan a forma di pelle d'orso. Gli occhi sono di vetro, altri inserti sono in legno e plastica.
Lascio ai lettori i loro commenti in proposito.

domenica 13 giugno 2010

Gli uccelli raffigurati nei tappeti

Il simbolo zoomorfo stilizzato o naturalistico più riprodotto nei tappeti orientali è certamente quello ornitologico, nelle sue innumerevoli varianti.
Questo avviene per retaggio risalente ai culti pagani naturalistici e sciamanici, per cui uccelli come il gallo, il passero o il pavone assumevano poteri magici, apotropaici (cioè capaci di allontanare gli influssi maligni) o propiziatori. 
In tutte le religioni antiche, l'uccello è sempre stato considerato l'animale più vicino a Dio, lo si trova nei paganesimi, negli sciamanesimi, e nei monoteismi, (nel Mazdeismo l'uccello era l'emblema di Ahura Mazda, il dio principio del bene), persino nei più stretti (si pensi alla colomba cristiana, e, quanto all'ebraismo, numerosi sono i passi nel vecchio testamento in cui la colomba -intesa come simbolo della volontà divina- viene citata). Nell'Islam sono poi frequenti le raffigurazioni del giardino di Allah con gli uccelli a completamento di un lussurreggiante Eden.
La sacralità degli uccelli scaturiva dal fatto che questi animali, potendo volare, erano considerati i veri e propri intermediari tra cielo e terra, tra umano e divino. Inoltre svolgevano preziosa azione per le società agricole, poiché eliminavano gli animali (topi, formiche, scorpioni) che insidiavano i raccolti.
Tra gli uccelli più rappresentati troviamo l'aquila, simbolo di forza e di regalità, la possiamo riscontrare bicipite, a vortice, stilizzata, ibridata, spesso rappresentata nei tappeti caucasici.
Il pavone simbolo di nobiltà grazie al suo superbo piumaggio, e ritenuto quanto mai adatto sia per celebrare il culto del sole, sia per proteggere dal maleficio grazie al particolare disegno delle penne che sono simili a occhi. L'Islam riprende questi concetti e li ribadisce, con l'assertazione che il grande profeta Maometto prima della creazione era un'entità di luce splendente con le sembianze del pavone.
Il simbolo del gallo, era poi importantissimo secondo la religione Mazdeista, dove secondo tale credo aveva la forza e il potere di scacciare le tenebre e rappresentava pertanto il risveglio delle passioni e della vita. All'animale venivano inoltre attribuiti influssi talismanici, in quanto assiduo cacciatore d'insetti dannosi per l'agricoltura.
Da non dimenticare gli uccelli mitici, come il Simorgh, ampiamente celebrato anche nella letteratura persiana. In grado, come la fenice, di risorgere dalle proprie ceneri (simbolo d'immortalità).
In considerazione dei loro poteri eccezionali, nei tappeti orientali gli uccelli vengono rappresentati uno di seguito all'altro soprattutto lungo la bordura principale, per costituire una specie di catena protettiva che delimita uno spazio benefico, entro cui l'individuo è protetto da ogni influsso maligno. In ogni caso, gli uccelli (specie passeri e pavoni) vengono intesi come simbolo di protezione nei tappeti, anche quando sono presenti nel campo e solo in numero di due, purchè raffrontati l'uno all'altro.

In ricordo di Rubino (il mio canarino e amico), morto inaspettatamente ieri pomeriggio 12 giugno a causa di un malessere fulminante.



Arrivederci Rubino.

venerdì 11 giugno 2010

I tappeti "prossimi antichi"

Il DL 41/95 precedente all'unificazione europea includeva i tappeti nella categoria degli oggetti di antiquariato quando questi avevano più di cento anni (omissis).
Le attuali normative dell'Unione Europea hanno abbassato i requisiti di antichità ed oggi un tappeto può essere considerato antico se ha almeno 60 anni.

Tuttavia, la classificazione e l'inquadramento storico per la determinazione di un periodo di riferimento da attribuire ad un tappeto annodato, è cosa ben più complessa. Mutazioni del contesto sociale e culturale e  trasformazioni del territorio sono succedute in tutta l'Asia, con conseguenti influenze sulle produzioni di tappeti, ma in periodi diversi per ogni paese.

Il tappeto realizzato a cavallo tra l'antico e il recente è per l'appunto quello denominato "vecchio" o più generalmente chiamato "di vecchia lavorazione", e viene inquadrato in un contesto cronostorico differente a seconda delle realtà dalle quali l'esemplare può provenire: Turchia, Caucaso, Persia, Asia.

Principalmente il tappeto di vecchia manifattura rappresenta quell'ultimo periodo storico, dove seppur realizzato per domanda di mercato, esprimeva una tradizione iconografica e tecnica ancora viva, genuina e tradizionale per molti aspetti.

Poichè il tappeto diventa antico (lo diventerà) per definizione per il semplice "scorrere" inesorabile del tempo (anche quelli del 1980 o del 2000) lo diventeranno tra tantissimi anni ......
è giusto considerare che gli esemplari di vecchia manifattura (gli ultimi realizzati ancora secondo alcuni criteri tecnici ed iconografici classici e in contesti socio-storico/geografici ormai superati) saranno oggettivamente i "prossimi antichi" non soltanto per definizione ma per valore qualitativo e storico tradizionale aggiunto.

Oggi un tappeto del 1940 o del 1950, da noi non viene percepito antico, x cui spesso facciamo selezioni sulla base dell'oggi, e del suo contesto di mercato odierno, nelle ovvie difficoltà a valutare/interpretare il futuro. E fa specie considerare che lo stesso Alois Riegl, nel 1891, nel suo "Altorientalische Teppiche" diceva quasi centoventi anni fa dei tappeti che oggi consideriamo "antichi" le stesse cose che tanti oggi dicono o possono dire dei tappeti di vecchia manifattura (che tra l'altro sono ancora oggettivamente abbordabili)

Cito:
“Com’è noto ci si lamenta sempre più di anno in anno del peggioramento dei tappeti di recente produzione in arrivo dall’Oriente, sia per la qualità che per l’aspetto artistico: colori e disegno.”

Conclusione, oggi soprattutto per via della crisi economica e delle pregiudiziali di cui sopra, il tappeto orientale di vecchia manifattura è ancora sottovalutato ed è acquistabile a prezzi relativamente bassi, se raffrontato ai fratelli maggiori dell'800 o del primo decennio del '900.
Ma tra alcune decine di anni? Credo valga la pena pensarci su.

domenica 23 maggio 2010

Un tappeto per il Papa - tirando le somme

Si è conclusa ieri sera alle ore 19:00 la "ostensione" presso il mio atelier del tappeto per il Papa ideato e realizzato dalla Classical Carpets nei laboratori di Ushak in Anatolia e presentato in anteprima nell'unica data di sabato 22 maggio. La presentazione di questo unico esemplare che è destinato a diventare una rarità ed un oggetto di valore storico, economico e sacro ha registrato una partecipazione numericamente discreta, da segnalare anche una breve e gradita ricognizione dell'esperto e collega Taher Sabahi prima della conferenza, il quale ha scattato alcune foto all'esemplare (Forse ci onorerà di un suo articolo in proposito sul prossimo numero di Ghereh?).
Oltre a ringraziare nuovamente i relatori del convegno del quale è stato realizzato un filmato che è in lavorazione e che verrà prossimamente pubblicato, si ringraziano tutti i visitatori.
Un sincero e particolare ringraziamento va a chi ha creduto in questa iniziativa, premiando settimane di sforzi organizzativi ed economici sopportati dalla Ushak Atelier di Meraviglie, dalla De Reviziis Tappetirari.com e dalla Container Concept Store.
Unica macchia di cui ci si rammarica: la scarsa partecipazione degli esercenti e dei residenti della via del Carmine di Torino. Purtroppo eventi di cultura come questo non sempre vengono capiti e accolti dal pubblico come ci si aspetterebbe.

venerdì 21 maggio 2010

Vi aspetto tutti questo sabato 22 Maggio

Vi aspetto tutti presso il mio atelier (De Reviziis - via del Carmine 8/b) ore 16:00 per l'esposizione unica ed irripetibile del Tappeto Ushak destinato in dono al Pontefice Benedetto XVI. Il tappeto giungerà direttamente da Parma il giorno stesso e verrà esposto al pubblico solo per poche ore in quest'unica data e in quest'unica occasione, per poi ripartire la sera per Parma e di lì alla volta della Santa Sede.

Come introduzione all'evento: un vernissage ed una conferenza introduttiva al tema presso la galleria Container Concept Store di via del Carmine 11 ore 15:00.

Link diretto per scaricarsi l'invito: http://www.tappetirari.com/invito.pdf

Vi aspetto tutti.

martedì 18 maggio 2010

I tappeti Ushak

Gli Ushak (in turco Uşak) erano tappeti ottomani famosissimi, che venivano realizzati tra il XIV sec. e il XVII sec. nell'omonima città di Uşak a nord di Denizli. Erano tappeti molto apprezzati dalla corte di Istanbul che ne commissionava di svariati, soprattutto di ampie dimensioni, ma erano anche i tappeti dei mercanti veneziani e genovesi che avevano stabilito una sorta di monopolio commerciale marittimo con i Turchi, portando da oriente ai porti italiani i primi commerci.
Gli impianti decorativi degli Ushak erano vari: a buco di serratura, a stella, a griglia, a gol arabescati, chintamani, etc. rappresentavano la continuità iconografica ed aniconistica oghuz e selgiuchide dei secoli precedenti, filtrata però dalla rinnovata sensibilità dei laboratori di corte ottomana che avevano fatto propri elementi di classicità bizantina ed elementi iconografici e tecnici originari dalla Persia e dall'Armenia.
Realizzati lana su lana con trama molte volte di colore rosso, avevano nodo asimmetrico con una densità oscillante tra i 500 e i 1500 per dmq.
Nel corso del tempo questi tipi di tappeto furono denominati in modi assai diversi: “tappeti dell’Asia Minore”, "tappeti di tipo turco", "tappeti anatolici", "Ushak", etc, ma la definizione tuttora più utilizzata è quella che prende il nome dai pittori rinascimentali che li ritraggono nelle loro tele: Lotto, Bellini, Memling, Holbein, Ghirlandaio, etc.
Purtroppo l'avvento del Barocco in Europa (Roma nel XVII) segnò il tramonto degli Ushak, che vennero via via soppiantati da ricche e floreali produzioni europee: in primo luogo Aubusson , Savonnerie e Axminster e poi successivamente dalle produzioni floreali persiane.
Ushak produsse ancora eccellenti esemplari fino alla fine del XIX sec. esclusivamente per la corte ottomana. Con la caduta dell'Impero nel 1923 la manifattura di corte di Ushak si interruppe definitivamente, lasciando il posto a manifatture periferiche di esemplari scadenti di piccolo formato e di kilim.
Da un paio di anni a questa parte la Classical Carpets ha ricominciato a fare annodare ad Ushak tappeti stilisticamente e strutturalmente identici a quelli dei secoli passati, in un percorso di recupero storico e culturale dell'annodato che non ha precedenti e non ha paragoni neppure con il progetto Dobag.