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lunedì 3 maggio 2010

La storia dei tappeti "bejeweled" o "ingioiellati"

Il primo tappeto ingioiellato conosciuto nella storia, è quello di re Cosroe I, della Persia Sasanide, il quale detenne il potere dal 531 al 579 d.C. e che secondo fonti letterarie e storiche si narra abbia fatto realizzare un imponente tappeto giardino per la sala delle udienze a Ctesifonte (capitale dell'antica Persia Sasanide), e con il quale durante i lunghi inverni si intratteneva per ricordare le gioie della primavera quando le nevi e le noie dell'inverno appunto lo assillavano e lo trattenevano a palazzo. Il tappeto era enorme, delle dimensioni approssimative di   65 x 25 metri, intessuto completamente in fili d'oro, di seta e d'argento, e decorato con pietre preziose, dove queste simulavano i fiori in boccio, i cristalli chiari rappresentavano l'acqua corrente e i grandi smeraldi imitavano il verde dei prati. Purtroppo gli arabi, che invasero la Persia nel 634 d.C. smembrarono il tappeto e ne portarono i pezzi a Damasco e presso le loro regge e/o abitazioni per trattenerli e venderli.
La tradizione dei tappeti ingioiellati proseguì sicuramente presso le corti e i palazzi dei califfi abbasidi del nono secolo d.C. Nelle descrizioni della celebre raccolta di novelle orientali "Le Mille e una notte" si parla infatti di tappeti decorati con perle, rubini e turchesi. Ovviamente non si sa quanto ci sia di vero in queste cronache e quanto di mitizzato, resta il fatto che tali tappeti vengono considerati a tutt'oggi come i precursori degli Herekè a fili d'oro e di argento.
Una testimonianza contemporanea di questa tipologia mitica la fornisce il famoso tappeto di perle di Baroda venduto poco tempo fa a Doha all'asta di Sotheby's ad un prezzo record di quasi 5,5 milioni di dollari. Questo eccezionale tappeto indiano realizzato e commissionato un secolo e mezzo fa per la tomba di Maometto a Medina. venne ordinato dall'allora Maharaja di Baroda, nel Gujrat indiano per un voto che aveva fatto. Si tratta di un enorme ricamo in fili di seta e perle intrecciate (oltre un milione e mezzo) oltre a diamanti, rubini, smeraldi e zaffiri, con un disegno a tre medaglioni, ispirato agli esemplari Safavidi.
L'esemplare è stato comperato da un anonimo compratore che se lo e' aggiudicato per la cifra di 5,458 milioni di dollari. Fili d'oro e di argento sono stati intrecciati in esemplari Safavidi di Tabriz nel XVI secolo, e più recentemente nei Kashan e negli Herekè produzione quest'ultima tutt'ora esistente e rappresentante i più preziosi e fini tappeti in seta annodati nel mondo.

lunedì 21 dicembre 2009

In Turchia non si annoda quasi più nulla.

In questi giorni di assenza dal blog sono stato in Turchia (come avevo del resto ampiamente preannunciato), molti giorni dei quali li ho passati a Istanbul. Devo dire che pur mantenendo alcune caratterizzazioni tipiche come le moschee (Santa Sofia è la mia preferita), i bazar (il Capalikarci è il più grande del mondo), la cucina turca (irresistibile), quello che si percepisce di questa realtà, è un processo inrrestabile di cambiamento, peraltro che avevo già riscontrato sin dai primi anni del nuovo millennio. quello cioè di un vecchio mondo ormai giunto al capolinea al cui posto si affaccia prepotentemente il modello già sperimentato e tristemente noto di tutte le altre grandi realtà occidentali e non solo. La crisi economica congiunta al processo di modernizzazione del paese e al desiderio di europeizzarsi dei turchi, ha prodotto un cambio di registro totale negli usi, nei costumi, nell'economia e nella società di questa gente che si è riflettuto anche sull'urbanizzazione del paese stesso ormai proiettato verso un anonimo modernismo.
Ed è difficile accettare un simile appiattimento della specificità turca per chi come me, si ricorda la Turchia dei decenni passati. Solo nel 1988, c'erano ancora i taxi sopravvissuti degli anni 60' o quantomeno una miriade di Fiat 131, c'erano i "porteur" curdi carichi di tappeti, gli ambulanti con gli orsi immuseruolati, quelli che vendevano l'acqua nelle grandi caraffe, c'erano tanti tappeti, e c'erano la confusione, i colori, il folklore che facevano respirare a chiunque un clima da mille e una notte. Oggi tutto questo non esiste più, le strade sono moderne e pulite, i negozi anonimi di grandi marchi hanno preso il posto di tanti che erano caratteristici, i grattacieli si sprecano, e la svalutazione della lira turca è soltanto più un ricordo, e i tappeti....
i tappeti non si producono più!
Si avete capito bene, il mondo dei tappeti turchi (insieme a tante altre realtà) si è concluso per sempre. Era una strada iniziata già negli anni 60' con la fine dei tappeti di Kirsehir e proseguita negli anni 80' con la dismissione della manifattura di Isparta, oggi insieme a tanti Anadol anche Kayseri ha chiuso i battenti (gli ultimi centri di manifattura di Kayseri hanno finito di produrre l'anno scorso). Del resto gli stessi grossisti di tappeti e persino i negozianti affacciati sulle vie più turistiche ormai stanno o hanno già riconvertito i loro business su cose più "smerciabili".
In Turchia non si producono più tappeti, fatta eccezione di Herekè (su ordinazione) e di Sivas (dove annodano i detenuti) o di qualche altra piccola realtà kurda nell'est del paese, mentre per i ricercatori è sempre più difficile trovare cose valide. E' un mondo che sta per finire, solo non ce ne siamo ancora accorti. Chi può compri ora, perchè è ancora in tempo, ora che che sul mercato c'è ancora qualcosa, ora che la crisi non permette a chi vorrebbe e potrebbe un aumento ragionevole dei prezzi, perchè se copntinua così, tra nemmeno 6 o 7 anni non si troverà neppure più un Kayseri fatto alla fine degli anni 70'.