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venerdì 7 maggio 2010

Un tappeto per il Papa

Quanto avevo auspicato alcuni mesi fa (clicca qui per leggere) si sta finalmente avverando: la Classical Carpets ha infatti realizzato nei laboratori turchi un nuovo Ushak espressamente per il Santo Padre. Si tratta di un esemplare inedito, che in letteratura viene definito il tappeto di congiunzione tra l'Holbein e il Lotto, selezionato tra i tappeti classici nel libro di Julius Lessing e presente nel famoso dipinto di Memling. Naturalmente da grande estimatore dei tappeti anatolici e da cattolico quale sono, non potevo esimermi dal contribuire fattivamente per la sponsorizzazione di questa iniziativa che per l'occasione ho voluto ospitare personalmente presso il mio piccolo atelier, in concomitanza con il week end conclusivo dell'Ostensione della Sindone e a pochi giorni dall'invio con una delegazione di questo importante dono al Santo Padre. Nei prossimi giorni, Tappetorientale si dedicherà pertanto alla presentazione di questo evento di una sola giornata, con la possibilità non ancora confermata di una proroga di un giorno, e cioè possibilmente dal 22 maggio al 23 maggio compreso. Naturalmente tutto dipenderà dalla risposta del pubblico.

Qui sotto il trailer promo dell'iniziativa.
Buonavisione.

mercoledì 9 dicembre 2009

I papi e i tappeti

Le responsabilita' etiche dei media sono state richiamate ieri 8 dicembre dal Papa nel discorso pronunciato in piazza di Spagna in occasione del tradizionale omaggio alla statua dell'Immacolata. "Ogni giorno - ha denunciato Benedetto XVI - attraverso i giornali, la televisione, la radio, il male viene raccontato, ripetuto, amplificato, abituandoci alle cose piu' orribili, facendoci diventare insensibili e, in qualche maniera, intossicandoci, perche' il negativo non viene pienamente smaltito e giorno per giorno si accumula. Il cuore si indurisce e i pensieri si incupiscono". Parole severe e giuste, quelle pronunciate dal Pontefice, il quale sotto una pioggia incessante e davanti a una folla attenta ha espresso i suoi dubbi dal pulpito di un tappeto persiano. Non è possibile da immagini di così scarsa definizione riconoscerne la tipologia, ma è probabile che fosse un tappeto Kashan, o comunque una produzione cittadina a disegno giardino. E' importante che il tappeto ritorni a diventare (come direbbe un famoso autore) icona annogettuale della chiesa o comunque un oggetto di potere temporale e spirituale di fede, perchè significa restituire al tappeto (anche in occidente) quella valenza e quella dignità per la quale era stato concepito originariamente. Significa che anche la chiesa sta finalmente diventando più attenta a questo "paramento". Ora bisogna attendere l'ulteriore evoluzione, quella cioè di una scelta canonica e stilistica più consona, magari un Ushak, o comunque un tappeto a impianto geometrico. Del resto se si pensa già al banale Heriz steso ai piedi della bara di Papa Giovanni (ben di meglio si poteva stendere), viene da chiedersi se non sia giunto il momento che qualcuno proponga anche alla curia un corso di tappetologia.

venerdì 11 settembre 2009

Le preghiere Bellini

Questo dipinto sul quale una studentessa mi ha chiesto informazioni è un Dosso Dossi -Magical Practices (Hercules & Omphale)- ca. 1535, esposto agli Uffizi. Il tappeto raffigurato è una preghiera comunemente chiamata "a buco di serratura" e convenzionalmente riconosciuta come "Bellini", ossia il noto pittore rinascimentale al quale viene usualmente riconosciuto il merito di aver ritratto questa particolare tipologia di tappeto Ushak. In realtà, come questo stesso dipinto ci insegna, gli Ushak a buco di serratura non sono stati appannaggio del solo Bellini, ma anzi sono stati riprodotti in decine di tele, di pittori noti e meno noti. La Serenissima Repubblica di Venezia con i suoi mercanti e con un diretto rapporto sitituzionalizzato con i "turchi" rappresentò il volano per una tipologia di tappeti di corte (quali gli Ushak) che in occidente venne molto apprezzata.

Erano i tappeti dei dogi, e dei santi, delle Madonne in trono, delle corti e dei grandi pittori di corte. Impianti tanto diffusi in oriente quanto in occidente ma che a partire dal XVII secolo si persero nell'uso, nel commercio, nell'annodatura e persino nella memoria. Solo grazie alle opere pittoriche rinascimentali e a pochi reperti d'epoca tarda sopravvissuti nel tempo, siamo oggi in grado di riconoscere e ripercorrere la storia stilistica di questo impianto e di questa tipologia di tappeto che si ricomincia ad annodare.
Secondo il collega Andrea Pacciani (grande appassionato degli Ushak e dei dipinti rinascimentali con ushak, nonchè responsabile in Italia della Classical Carpet) in questo particolare caso del Dosso Dossi il tappeto in oggetto tradisce una cuspide della nicchia un po' squadrata che il pittore avrebbe preso in prestito da un altro tappeto, idem dicasi per la bordura cufica chiusa, questo indicherebbe che Dosso Dossi conoscesse i quadri e/o i tappeti di Lotto e che di fatto ne abbia elaborato un ibrido. Lo stesso tappeto è più o meno infatti ripodotto da Lorenzo Lotto, il famoso "moglie e marito" , ma è anche rappresentato ai piedi di una madonna in trono del Bellini, mentre l'esemplare museale che più si avvicina è attualmente esposto al palazzo/museo di Topkapi a Istambul.
Per quanto riguarda il buco della serratura, "rehentrant border", la letteratura tappetologica tende ad identificarlo come la vasca purificatrice islamica solitamente ottagonale.
Ma Andrea Pacciani si sta adoperando per cercare di ristrutturare questa teoria, cercando di dimostrare che plausibilmente il disegno potrebbe anche essere una geometrizzazione del Chi di nuvole; sulla constatazione che la bordura rientrante è sempre di disegno a nuvole o ad esso riconducibile. Teoria interessante, non ci resta che attenderne la relazione.