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mercoledì 9 dicembre 2009

I papi e i tappeti

Le responsabilita' etiche dei media sono state richiamate ieri 8 dicembre dal Papa nel discorso pronunciato in piazza di Spagna in occasione del tradizionale omaggio alla statua dell'Immacolata. "Ogni giorno - ha denunciato Benedetto XVI - attraverso i giornali, la televisione, la radio, il male viene raccontato, ripetuto, amplificato, abituandoci alle cose piu' orribili, facendoci diventare insensibili e, in qualche maniera, intossicandoci, perche' il negativo non viene pienamente smaltito e giorno per giorno si accumula. Il cuore si indurisce e i pensieri si incupiscono". Parole severe e giuste, quelle pronunciate dal Pontefice, il quale sotto una pioggia incessante e davanti a una folla attenta ha espresso i suoi dubbi dal pulpito di un tappeto persiano. Non è possibile da immagini di così scarsa definizione riconoscerne la tipologia, ma è probabile che fosse un tappeto Kashan, o comunque una produzione cittadina a disegno giardino. E' importante che il tappeto ritorni a diventare (come direbbe un famoso autore) icona annogettuale della chiesa o comunque un oggetto di potere temporale e spirituale di fede, perchè significa restituire al tappeto (anche in occidente) quella valenza e quella dignità per la quale era stato concepito originariamente. Significa che anche la chiesa sta finalmente diventando più attenta a questo "paramento". Ora bisogna attendere l'ulteriore evoluzione, quella cioè di una scelta canonica e stilistica più consona, magari un Ushak, o comunque un tappeto a impianto geometrico. Del resto se si pensa già al banale Heriz steso ai piedi della bara di Papa Giovanni (ben di meglio si poteva stendere), viene da chiedersi se non sia giunto il momento che qualcuno proponga anche alla curia un corso di tappetologia.

4 commenti:

paolo ha detto...

Tempo fa, nella chiesa di un comune limitrofo alla mia città, ho visto steso davanti all'altare un tappeto, credo turco, decorato con le stelle dei Lesghi.
Evidentemente, nella pia intenzione di chi lo ha collocato, i simboli dovevano richiamare la croce cristiana (che fosse passato Gantzhorn?).

Alberto De Reviziis. ha detto...

Un impianto Lesghi ci può ancora stare caro Paolo, non dimetichiamo che l'architettura stessa delle chiese ha spesso simboli e fregi (anche celtici)che sono stati assorbiti (soprattutto nello stile gotico)per osmosi e per meglio convertire le popolazioni pagane. Ma i Kashan a giardino proprio non ci azzeccano nulla!!

neofita ha detto...

ciao ragazzi.
Ho letto l'intervento e devo dire che, per quanto concordi pienamente sul fatto che la curia dovrebbe fare un corso di tappetologia ma, più in generale, sulla storia dell'arte visto il patrimonio che possiede e che non è sfruttato e visibile a dovere, nello specifico dell'utilizzo di un tappeto persiano per un messaggio liturgico la cosa mi lascia francamente indifferente.
Se pensiamo che i tappeti turchi a nicchia venivano rappresentati ai piedi delle madonne cinque/seicentesche (su tutti ricordiamoci il Bellini) direi che questa attenzione al simbolo islamico non c'è mai stata, neppure in epoche in cui il cristianesimo era sicuramente più invasivo e prepotente di oggi.
Tutto sommato meglio così, perché il discorso (anche se sicuramente non era questa l'intenzione di Alberto) può portare su strade pericolose, attribuendo valenza a simboli ed ingiustificati ostracismi in un'epoca storica in cui non ce n'è proprio bisogno.
Al riguardo ultimamente mi è capitato di vedere, sul sito della Corte Costituzionale, una fotografia della sala di udienza dove, al centro dell'emiciclo dove siedono i giudici, troneggiava un cupissimo e probabilmente recentissimo tappeto afghano a due colori di quelli chi scimmiottano gli erasri a gulli gol ... non vorrei che la corte costituzionale cominciasse a prendere decisione talebane ... ah ah ah

antonio ha detto...

Personalmente non credo che i messaggi lanciati da figure dalla grande valenza di pensiero politico, religioso, istituzionale,siano valutabili a seconda del tappeto utilizzato. Non è l'importanza del tappeto, della scrivania, dei quadri, dei soprammobili, che danno maggior significato al messaggio espresso o al valore simbolico del momento.
Quanto ad eventuali corsi di tappetologia, credo che per molti di loro sia prioritario seguire corsi di etica e di capacità menageriale.