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venerdì 29 febbraio 2008

Le aree di produzione dei tappeti orientali

I tappeti annodati non hanno propriamente una patria, sia gli studiosi in materia, sia le più autorevoli pubblicazioni che trattano tale argomento ammettono che l'arte della lavorazione dei tappeti a nodi ha visto i primi albori nelle steppe dell'Asia centrale e seguendo la scia delle tribù nomadi turche, si è estesa fin sulle sponde del Mediterraneo, comprendendo una zona ben delimitata in cui gli artigiani hanno svolto e svolgono tutt'ora tale arte. Dal Maghreib alla Dalmazia, dalle sponde dell'Egeo alla Turchia, attraverso l'antica via della seta fino ad arrivare alla Cina, i tappeti annodati costituiscono per molti paesi non solo un fenomeno culturale ma addirittura la principale forma di reddito! Ma un tappeto annodato in Bosnia, come pure in Libia o in Egitto non rientra e non può onestamente rientrare nella calssificazione dei tappeti orientali, se quindi la trattazione di queste interessanti manifatture (tappeti africani ed europei) verrà argomentata in questa sede in un secondo momento, è d'obbligo invece (essendo principalmente un sito dedicato al tappeto orientale) dare una immediata e chiara classificazione delle aree geografiche di produzione dei tappeti in Asia, sia essa minore, centrale o orientale. Ecco quindi quì di seguito la geografia del tappeto orientale:

I principali tappeti orientali vengono prodotti in:
  1. Turchia (tappeti Anatolici)

  2. Iran (tappeti Persiani)

  3. Repubbliche Caucasiche (tappeti Caucasici)

  4. Turkestan occidentale (tappeti Turkmeni, Afghani e Uzbeki)

  5. Turkestan orientale (tappeti di Samarcanda, delle oasi di Khotan e Yarkand)

  6. India (tappeti Indiani)

  7. Pakistan (tappeti Pakistani)

  8. Tibet (tappeti Tibetani)

  9. Cina (tappeti Cinesi)
Produzioni di minore entità e di minore valore storico esistono praticamente in tutti gli altri paesi del medio oriente, dal Libano all'Iraq, dalla Siria alla Giordania, dall'Oman al Kuwait.
In alcuni casi, anzi spesso, sono produzioni gradevoli, anche interessanti sia storicamente che antologicamente, ma che tuttavia non vengono inquadrate nelle principali famiglie nobili dei tappeti orientali. Daremo comunque spazio in futuro anche a queste manifatture, che sebbene sono da considedarsi minori, meritano comunque indubbiamente attenzione e rispetto.

giovedì 28 febbraio 2008

Le aree di produzione dei tappeti annodati

L'europeo che dicesse all'incontaminato amico orientale di considerare il tappeto come un "normale" oggetto di arredamento si vedrebbe guardato con lo stupore di chi ha ascoltato un'asineria talmente enorme da rasentare la volgarità. Di nessuna conquista artigianale (poi divenuta come in questo caso anche conquista artistica) esiste data e luogo di nascita, il tappeto è nato molto probabilmente nelle steppe come riparo dal freddo, Guglielmo Robruck nel suo libro intitolato "Viaggio nei paesi orientali" scritto intorno alla metà del 1200 descrive dettagliatamente l'uso dei tappeti all'interno della società mongola. Mongoli, turkmeni o caucasici il discorso non cambia, non importa interrogare un passato che non può risponderci, quello che conta è il valore, l'universalità che questo manufatto ha assunto. Come qualsiasi conquista della civilità anche il tappeto annodato si è spostato dai suoi confini originari, ha accompagnato i popoli nelle loro migrazioni, è stato assimilato dalle altre civilità, si è perfezionato si è trasformato ora in opera d'arte, ora in oggetto di culto, ora in oggetto di investimento e collezionismo. Le aree di produzione dei tappeti annodati sono tanto vaste da sbalordire chi si pone questo tipo di interrogativo. Per il tibetano il tappeto è un amico, per l'indiano un ricordo, per il turco la bandiera, per il persiano un'opera d'arte, per l'arabo la maggior ricchezza, per il beduino la casa.
Senza di esso il tripolino non concepisce la comodità e il marocchino scuote la testa con compassione di fronte a chi non "capisce". Tappeti se ne producono in Europa, in Asia Minore, in Asia Centrale, nell'estremo Oriente, in Africa, se consideriamo poi i tappeti Navaho e infine i Ponchos che sono un loro naturale adattamento, possiamo dire con naturalezza che il tappeto è conosciuto ed annodato in tutti e 4 gli angoli della terra. Dei tappeti orientali però questo sito ha deciso di dedicarsi, di queste precise aree di produzione pertanto ne tratteremo i dettagli.
Con una importantissima premessa: le principali aree di produzione del tappeto orientale annodato verranno quì considerate secondo i confini dell'attuale geografia politica, cosicchè il lettore possa trovarsi facilitato nella consultazione di qualsiasi atlante moderno.
A domani dunque, con l'elenco delle tante interessanti differenti aree di produzione.


mercoledì 27 febbraio 2008

In un negozio orientale

Non vi è dubbio che tra le tante esperienze interessanti offerte dalle possibilità di viaggio e di conoscenza della vita moderna, ben poche valgono la visita a un negozio orientale di tappeti. Si trovi questo a Beirut o a Istanbul, a Bassora o in Kuwait, a Marakesh o a Kabul, a Lahore o a Peshawar, a Teheran o a Samarcanda l'impressione è identica e resta indimenticabile. Perchè un negozio di tappeti orientali non ha patria, ma ha sempre lo stesso odore, lo stesso magico segreto che costringe inavvertitamente ad abbassare la voce.
I mercanti tengono una, o ambedue le mani sul petto, in un inchino che è gesto spontaneo di saluto e allo stesso tempo di rispetto per il vistatore. Il riflesso dei tappeti che pendono dalle pareti, foderano le colonne, coprono i pavimenti, suggestionano il turista in una giostra di colori e di opulenza che suscita immediatamente curiosità è interesse per l'eventuale affare.
Tenendo sempre presente che in questi suggestivi negozi orientali, dove si mercanteggia il prezzo in una sorta di tiro al ribasso surreale (operazione calcolata in partenza dal mercante orientale), è sempre chi vende quello che fa l'affare e non chi compra, resta innegabile (anche per gli addetti al settore) riconoscere però la capacità di comunicazione e di trasporto che viene efficacemente operata dai mercanti di questi popoli. Il senso del tempo, tra un sorso di tè e lo srotolamento di decine di tappeti riempie ogni angolo dell'essere e lo si percepisce con una intensità che quasi preme sul respiro. Uscire da questi negozi senza un tappeto orientale tra le mani è cosa ben difficile ed estremamente rara per chi non possiede gli adeguati filtri mentali, forse è questo quello che caratterizza la vendita vincente in oriente del tappeto da quella molto più battagliata e disorientativa in occidente del medesimo. Perchè l'europeo (commerciante di tappeti compreso) considera il tappeto come un "normale" oggetto di arredamento e come tale lo vende e lo compra. Uscire da questa banalizzazione è assolutamente necessario tanto per il venditore quanto per il compratore, solo quando capiremo ciò, potremo finalmente capire perchè i freddi e museali negozi di tappeti di Milano come di Berlino, non sono nulla di fronte ai ricchi e disordinati negozi di tappeti che possiamo trovare a Istanbul, Teheran o Beirut.



lunedì 25 febbraio 2008

Il tappeto nelle case del Medio Oriente

Prescindendo dai significati del prayer o dell'arte, il tappeto in Iran come in Turchia o in Afghanistan resta prima di tutto un elemento dell'arredamento casalingo.
Il tappeto nella tenda (quella Beduina, come quella Pasthun) costituisce l'elemento di arredo principale, a volte l'unico nel panorama fiero dell'austerità nomade.
Le popolazioni indigene come quelle metropolitane usano i tappeti per coprire i pavimenti (raramente piastrellati), li usano come coperte, come selle, come tovaglie, come ornamento da appendere alla parete.
Più una casa in Persia ha tappeti, più questa è importante. Più il tappeto sarà bello, più sarà importante il proprietario. E' grazie a questo concetto che il tappeto orientale trovò e trova tutt'ora il suo posto anche presso le dimore occidentali. L'uso di esso si è talmente diffuso che un abitazione senza tappeto sembra oggi priva di qualcosa di essenziale, laidi e aridi architetti d'interni permettendo.

domenica 24 febbraio 2008

Il tappeto inteso come simbolo di potere temporale

Da oggetto d'uso quotidiano e di culto a opera d'arte il tappeto annodato divenne presto in occidente simbolo di potere temporale.
Durante il loro regno, i Safavidi infatti presero a regalare a tutte le maggiori corti d'Europa i loro splendidi ed innovativi tappeti, dando il via così una vera e suggestiva operazione promozionale.
Nel tardo medioevo il tappeto orientale in Europa divenne a tutti gli effetti simbolo di potere temporale. Possedere un tappeto persiano significava: potere, ricchezza, privilegio.
La ricerca della perfezione, la ricchezza dei dettagli, la scelta delle sete e delle lane migliori, il punto finissimo, i decori ed i ricchissimi impianti non potevano che essere percepiti come quello per il quale questi tappeti si presentavano: il lusso, l'abbondanza, lo sfarzo, la ricchezza.
In questo contesto iniziarono le grandi spedizioni in oriente, i mercanti veneziani ne erano il capostipite, lungo la via della seta, uomini di tutti i paesi iniziarono a inoltrarsi lungo l'Asia minore e la Persia alla ricerca di tappeti che poi sarebbero stati venduti alle migliore casate europee.
Durante il Rinascimento vennero importati in Europa dall'Oriente diversi tappeti, un enorme successo (anche pittorico) lo riscontrarono alcuni Ushak di piccolo formato: la loro decorazione era costituita da grandi motivi geometrici e da un elegante arabesco dai colori piuttosto forti, coi fondi generalmente di colore rosso e i bordi costituiti da un disegno cubico assai stilizzato o da motivi floreali in genere di colore blu. I grandi pittori fissarono con estrema precisione lo stile di questi tappeti raffigurandoli nelle loro tele. L'italiano Lorenzo Lotto (1480-1556) dipinse nei suoi quadri un gran numero di questi tappeti dai disegni angolosi, tanto che essi presero ben presto il nome dal pittore, perdendo così il nome d'origine.
Questo intendimento del tappeto annodato (quello persiano nello specifico) visto come simbolo di potere economico quanto temporale è giunto fino ai giorni nostri, basti pensare alla collezione di Bukhara di Buckingham palace o alle collezioni del Quirinale e dell'Eliseo, per non parlare degli enormi tappeti extrafini delle ambasciate, qualunque paese esse rappresentino, dove il tappeto è un elemento immancabile.



In questo dipinto di Hans Holbein (Il giovine mercante) un tappeto di tipo "Holbein" viene fedelmente riprodotto sul tavolo di lavoro del giovane mercante tedesco.

In questo dipinto di Lorenzo Lotto (Marito e moglie) un tappeto di tipo "Lotto" viene fedelmente riprodotto sul tavolo dove si appoggiano i due coniugi.

sabato 23 febbraio 2008

Il tappeto inteso come opera d'arte

Da oggetto d'uso a oggetto di culto il tappeto annodato divenne presto anche la più pura e ricercata espressione artistica di un popolo (quello islamico) che per precetto coranico era obbligato a esprimersi nel più ferreo aniconismo (divieto di riprodurre immagini).Quando in Persia nel 1502 il sultano Shah Ismail I sconfisse i Timuridi fondando la potente dinastia dei Safavidi, il tappeto annodato infatti conobbe la sua più grande rivoluzione artistica, la trasformazione da oggetto di uso e di culto in opera d'arte. Gli illuminati monarchi riuscirono a unire dal punto di vista territoriale e a fondere culturalmente tutto il mondo iraniano, trasformandolo in uno degli stati più evoluti dell'Asia. Lungo tutta la dinastia (che perdurò fino al 1736) i Safavidi si proposero come attivi mecenati e raffinati estimatori dell'arte: le città furono abbellite con eleganti opere architettoniche; la corte divenne un punto d'incontro e di lavoro per miniaturisti, pittori, orafi e naturalmente tessitori. I Safavidi promossero innovazioni tecniche e decorative di così vasta portata da caratterizzare i tappeti persiani fino ai nostri giorni. I manufatti annodati divennero i depositari privilegiati di importanti aspetti dell'estetica e della cultura locale; iniziarono perciò ad essere decorati con un tripudio di disegni naturalistici dalla strabiliante policromia, una vera e propria sinfonia di fiori, eleganti palmette, sinuosi arabeschi, calligrafie volute. Si realizzarono i primi tappeti a giardino, che spesso riproducevano una vegetazione lussureggiante ravvivata da tersi corsi d'acqua, esplicito riferimento all'idealizzazione del paradiso islamico. Il tappeto inteso come opera d'arte dunque, una strada nuova, che prosegue tutt'oggi attraverso la continua ricerca del perfezionismo, della finezza del punto, della scelta di materiale di prim'ordine e persino dell'inserimento (tra le trame) di metalli nobili come fili di oro e argento.Manifestazioni di questa filosofia di pensiero sono gli atelier delle grandi città persiane (uno fra tutti è quello del grande maestro Habibyan), i musei dedicati a quest'arte, la straordinaria bellezza e perfezione di alcuni esemplari particolarmente significativi in Persia come in Turchia e che devono venire intesi come il traguardo insperato e la capacità straordinaria dell'uomo, capace di confezionare nodo dopo nodo l'arte e il paradiso fatto tappeto.

Liberamente adattato da "Tappeti" De Agostini


Uno splendido tappeto persiano della manifattura di Nain


La foto del maestro scomparso Habibyan

venerdì 22 febbraio 2008

Il tappeto nella vita sociale mediorientale

Per tutti i motivi fino ad ora descritti, in parecchie zone dell'Asia, i manufatti annodati possiedono ancora oggi valori particolari che vanno ben al di là di quelli economici, collezionistici e di arredamento utilizzati come metro di misura in occidente.
Sembra quasi che nel rapporto con tali oggetti si voglia esprimere una sorta di legame che lega i tappeti alla vita degli individui o dei gruppi che li creano. Presso alcune popolzioni dell'iran ad esempio, il momento del fidanzamento di una coppia è ufficialmente sancito dalla costituzione di una dote formata da tappeti, poichè tali manufatti sono ritenuti il bene fondante da cui partire per la formazione di una nuova famiglia. Alcuni gruppi turcomanni della Persia interrompono l'esecuzione di un tappeto se muore un congiunto e l'esemplare lasciato incompiuto rimarrà per sempre l'immagine tangibile del triste evento.
A tal proposito risulta particolarmente significativo ricordare la scelta fatta dal famosissimo ballerino Rudolf Nurejev, d'origine caucasica. La sua tomba, al cimitero russo di Parigi, è interamente ricoperta da un tappeto realizzato in maiolica: il grande artista ha voluto consacrare il suo ricordo attraverso l'oggetto che per un orientale meglio esprime l'identità di appartenenza alla propria cultura.
Nella stessa disposizione dei tappeti all'interno delle case persiane si possomo trovare significativi retaggi che ricordano il remoto passato nomade delle popolazioni dell'Iran, dal momento che si tende tuttora a seguire la precisa distribuzione che i manufatti dovevano avere sul suolo delle tende. il loro ruolo eminentemente mistico, inoltre , è confermato dal fatto che su di essi si riunisce in preghiera l'intera famiglia durante la giornata.

giovedì 21 febbraio 2008

Il tappeto nella religione islamica

Da semplice oggetto d'uso a espressione artistica di clan, popoli e singoli tessitori, il tappeto annodato divenne presto oggetto di culto, dalle chiese armene d'oriente ai templi buddisti in Tibet; ma l'uso più particolare del tappeto nella sua funzione liturgica resta quello musulmano.
La diffusione dell'islamismo conferì al tappeto d'oriente quel valore mistico che ben presto, sia nei decori, sia nelle funzioni pratiche divenne uno dei suoi attributi essenziali. Maneggevole e facile da trasportare, si rivelò quanto mai adatto a soddisfare il precetto coranico che invita i fedeli al rito delle frequenti preghiere quotidiane, da recitarsi prostati verso la Mecca e ben isolati dal suolo impuro. Per tale funzione rituale il tappeto iniziò ad essere percepito come luogo delimitante uno spazio sacro e, fin dalle origini, venne decorato con disegni la cui simbologia si richiamava spesso al credo musulmano. a tale proposito basta pensare ai famosi impianti a preghiera, che rappresentano il profilo del mehrab, la nicchia delle moschee verso la qaule ci si prosta durante le orazioni. L'influenza della mistica islamica, solitamente improntata ad un rigoroso aniconismo (divieto di riprodurre immagini), fu inoltre determinante nella realizzazione astratta dei decori, accentuando ancora di più la loro valenza di segni eminentemente simbolici che, sfuggendo ad una rappresentazione di tipo realistico, conferiscono ai disegni significati criptici e complessi. Una volta decodificati, questi disegni permettono di cogliere tanti aspetti della spiritualità, della storia e della cultura dei popolo d'Oriente.

mercoledì 20 febbraio 2008

Il tappeto nella cultura nomade

Come tutt'ora testimoniano le tradizioni di alcuni gruppi itineranti dell'Asia, presso le popolazioni non stanziali, il tappeto è da sempre un indispensabile oggetto d'uso, nonchè l'espressione più alta e complessa della cultura e dell'arte. Fin dai tempi più remoti, i nomadi utilizzavano manufatti annodati per costruire la tenda e per fabbricare quasi tutti gli oggetti necessari alla vita quotidiana: sacche in cui riporre alimenti e utensili, stuoie, selle e altro ancora. Bene fondamentale e polifunzionale, il tappeto diventò il depositario di valori complessi. Sul suo vello i nomadi rappresentavano i simboli dei clan di appartenenza e i momenti significativi della propria storia, ma non solo: davano anche espressione alla loro creatività, volta a celebrare con colorati e molteplici decori l'esaltazione di una natura rigogliosa e variopinta, tanto più agognata e idealizzata presso genti destinate a vivere in terre aride e desertiche.
Gli studiosi sono concordi nell'affermare che i primi tappeti come ogni tessitura, avessero peli lunghi ed irregolari: solo quando il vello si accorcia compaiono le tinture e il disegno, primi motivi di ornamento non necessario e puramente estetico collegati ad un oggetto di uso quotidiano.
Si discute se i disegni di questi tappeti siano nati per soddisfare il desiderio di qualche principe nomade che voleva portare con sè i pavimenti di mosaico visti nelle dimore di pietra delle popolazioni stabili, oppure se i pavimenti decorati sono invece nati per imitazione ai tappeti dei pastori. La soluzione è secondaria, quello che conta è la certezza che il tappeto è nato dallo sforzo di migliorare le condizioni di vita e dal bisogno di circondarsi di bellezza e di colore. Cos'altro è la civilità se non questa fatica di innalzare la propria condizione umana?



martedì 19 febbraio 2008

Il tappeto nella cultura orientale

La dinamica della confezione del tappeto orientale annodato è affascinante e sorprendente, soprattutto considerando che un buon annodatore riesce a fare circa 10.000 - 14.000 nodi al giorno e la sua paga è calcolata in base al numero di nodi più o meno fitto. Ma poichè 14.000 nodi al giorno equivalgono a 9 decimetri quadrati di tessuto (neppure un metro di tappeto alto 10 cm!), significa che per annodare un tappeto di media qualità e della dimensione di sei metri quadrati (2 metri x 3metri) occorrono due mesi di lavoro come minimo. Credo che questo calcolo permetta di comprendere alcune cose strettamente dipendenti tra loro, tra le quali perchè il tappeto sia destinato a rimanere per sempre merce importante, degna anche di collezionismo e di investimento, ma anche quanto dietro a questa manifattura intesa oggi da noi occidentali come una mera espressione artigianale inquadrata nell'ottica dell'arredamento o al massimo artistica per collezionisti, celi invece significati e motivazioni recondite che nonostante le difficoltà e la globalizzazione invasiva riescono tutt'ora a far produrre esemplari che un'operaio o un artigiano occidentale non si sognerebbe minimamente di fare se non contemplando tempi più lunghi e compensi o guadagni decisamente più alti.
Al fine di comprendere quali siano le spinte emozionali, spirituali, filosofiche, artistiche, nobilitative che inducono popolazioni di montagna come di grandi città a produrre ancora tappeti in un epoca post atomica, è necessario aprire una parentesi per cercare di spiegare ai lettori il valore spirituale, filosofico, artistico e pratico di questo manufatto, tanto per l'ustad quanto per il cittadino comune dell'Iran, del Caucaso o della Turchia.
Il tappeto in Persia è arte, in Turchia è bandiera, nel Caucaso è storia...
Ogni popolo conferisce alla propria manifattura un valore aggiunto. Cercheremo per questo da questo momento di affrontare questi aspetti, ovvero: IL TAPPETO NELLA CULTURA ORIENTALE.




lunedì 18 febbraio 2008

L'architettura del tappeto - Impianti centralizzati

Anch'essi sono godibili da tutte le direzioni, in quanto impianti non orientati, ma la loro decorazione presenta un elemento centrale primario, predominante, attorno al quale si dispongono i motivi secondari. si tratta del medaglione, un rosone sagomato, di forma circolare, ogivale, stellare, o decisamente poligonale. Questi impianti sono i più diffusi e possono essere variamente articolati. Normalmente il campo è dominato da un unico medaglione centrale più o meno grande, accompagnato dalle frazioni di altri quattro medaglioni secondari collocati in corrispondenza dei cantonali del tappeto. Nella disposizione 4+1, invece, i quattro medaglioni secondari appaiono nella loro interezza, collocati in prossimità degli angoli e sempre ruotanti attorno al medaglione centrale. L'ultima variante è rapresentata dall'impianto a medaglioni sovrapposti, nel quale, lungo l'asse l'asse longitudinale del tappeto, si dispongono in fila due o più medaglioni tutti uguali, oppure differenziati in uno centrale più grande e due laterali più piccoli o viceversa.


Alcuni esemplari di tappeto a impianto non orientato centralizzato

domenica 17 febbraio 2008

L'architettura del tappeto - Impianti non orientati

Gli impianti non orientati sono quelli che si possono osservare da ogni direzione, poichè mancano di disegni implicanti un verso qualsiasi al tappeto, inoltre la decorazione, priva di di punti emergenti, risulta formata da elementi continui o da motivi conchiusi e tutti uguali, ripetuti modularlmente, in modo da occupare tutto il campo del tappeto. E' di questo tipo la maggior parte delle distribuzioni chiamate appunto a tutto campo, molto regolari, in cui la decorazione è formata da motivi ripetuti tutti uguali ordinatamente per file ortogonali o diagonali, oppure da disegni continui che creano a loro volta delle griglie o delle volute ininterrotte. Possiedono questo genere di impianto i tappeti ad arabeschi, nei quali la decorazione è costituita da un nastro continuo di varia forma che si dipana con regolarità per tutta l'estensione del campo.


Alcuni esemplari di tappeto a impianto non orientato

sabato 16 febbraio 2008

L'architettura del tappeto - Impianti orientati

Gli impianti orientati si sviluppano secondo un unico asse di simmetria e dunque impongono un verso al tappeto, cioè una direzione obbligata di osservazione. Sono strutturati così alcuni tappeti figurati, per esempio quelli ad animali e a giardino, e quelli che presentano la ripetizione a tutto campo di un unico motivo decorativo sempre uguale, ma dotato di un verso, come il boteh; però sono soprattutto i tappeti da preghiera a rappresentare il caso più significativo. Questi ultimi infatti hanno la funzione pratica di aiutare il fedele musulmano nell'orientare la sua preghiera verso la Mecca.

Alcuni esemplari di tappeto a impianto orientato

venerdì 15 febbraio 2008

L'architettura del tappeto - Gli impianti in generis

Come in un vero e proprio progetto archiettonico, gli impianti sono gli schemi compositivi in base ai quali viene distribuita la decorazione del tappeto, vengono articolati i disegni e scelti i motivi decorativi.
Sono tutti antichi, codificati dalla tradizione e dunque diventati "classici", mantenuti sempre in vita, sono gli stessi che strutturano anche i tappeti annodati moderni, persino quelli macchinizzati!
Gli impianti si differenziano in:


  1. orientati (o direzionati)
  2. non orientati (o non direzionati)
  3. centralizzati



Conoscere gli impianti, spesso significa riconoscere un tappeto, carpirne l'essenza, goderlo nella sua interezza.

giovedì 14 febbraio 2008

L'architettura del tappeto

Il primo pastore nomade dell'altipiano caucasico poteva ben tessere un tappeto monocolore usando la lana a sua disposizione, ma l'istinto gli ha ordinato di aggiungere dei peli neri di capra.
I limiti che il materiale usato ha opposto alla libera attività della fantasia sono stati l'elemento che ha determinato lo stile del tappeto. Nel saperli riconoscere e rispettare, non nel superarli, si è manifestata la sensibilità estetica dell'artista. Ciò è avvenuto attraverso i secoli, ciò si verifica ancor oggi nei più diversi luoghi del mondo. Il tappeto annodato è un manufatto perfetto, nella semplicità di uno Shiraz come nella complessità di un Tabriz il suo impianto rispecchia il rigore e la perfezione ricercata, tramandata e trasfigurata. Come un vero e proprio progetto architettonico, gli impianti sono gli schemi compositivi in base ai quali viene distribuita la decorazione del tappeto, vengono articolati i disegni e scelti i motivi decorativi.
Entrare nel mondo dell'architettura del tappeto, dove impianti, simboli e geometrie custodiscono e svelano segreti e significati tramandati, di queste popolazioni straordinarie non è solo la chiave di lettura per l'acquisto consapevole, ma anche il modo migliore per conoscere in maniera profonda tutto quello che il tappeto annodato ha da esprimere e da dare, sia in termini storici, che culturali, che artistici.


mercoledì 13 febbraio 2008

Strumenti per la realizzazione di un tappeto - Pettini, forbici e punteruoli

Gli utensili da sempre usati per l’annodatura e la rifinitura del tappeto sono veramente pochi e semplici: una lama o un coltello, un pettine di legno o metallo, un paio di forbici, un punteruolo. La lama o coltello, serve a recidere i fili del nodo, e può essere diritta o ricurva e recare, come nel caso di quella usata dagli artigiani di Tabriz, un uncinetto all’estremità. Il pettine serve a comprimere la trama contro i nodi e presenta due tipi: uno più rustico, usato dai nomadi e nei villaggi, con impugnatura in legno e denti formati da lamelle metalliche; l'altro usato prevalentemente nei laboratori cittadini, con manico costituito dall estremità delle lamelle saldamente legate fra loro. Per fissare e serrare bene le trame ai nodi esistono anche le lame a unghia; in ogni caso questa fase di lavorazione viene eseguita con una precisione assoluta, soprattutto nelle manifatture persiane di Bijar, che effettuano un'impegnativa operazione di ribattitura con una sorta di chiodo che picchia sulla trama, fissando saldamente ogni nodo. Le forbici di varia foggia ( lunghe e ricurve, dritte e grosse), servono a rasare ogni riga di nodi ultimata o, l’intera superficie a tappeto ultimato, nella miglior produzione artigiana la rasatura è appannaggio di un abile rasatore, capace di servirsi con grande destrezza di particolari forbici e affilate lame. Per compiere questa operazione conclusiva, ai giorni nostri ci si avveale anche di specifici macchinari.

martedì 12 febbraio 2008

Il Vaghireh

Già nei secoli passati, dal momento in cui i tappeti iniziarono a riprodurre iconografie sempre più complesse e fastose, si avvertì la necessità di fissare i loro impianti decorativi su modelli di riferimento che venivano poi puntualmente seguiti dagli annodatori, in modo da conferire agli esemplari precisione assoluta nei disegni. L'obiettivo era quello di bandire ogni improvvisazione, inevitabilmente soggetta ad errori che potevano compromettere l'armonia dell'insieme. Si inziò dunque a riportare l'impianto su di un cartone o su manufatti annodati di piccole dimensioni, detti vaghireh, i quali riproducevano anche molti dettagli decorativi, che poi dovevano essere realizzati sul tappeto vero e proprio. Ai giorni nostri i cartoni sono generalmente disegnati su carta millimetrata in cui ogni minuscolo riquadro corrisponde a un nodo. I vaghireh vengono ancora utilizzati per lo più in piccoli centri dell'Anatolia e dell'iran: i più antichi sono molto ambiti dai collezionisti. Solo le manifatture domestiche di alcuni villaggi periferici e quelle dei nomadi non utilizzano modelli iconografici di riferimento, lasciando all'inventiva e alla memoria degli annodatori la realizzazione dei decori.
Vaghireh di: T. Sabahi’s “VAGHIREH”

lunedì 11 febbraio 2008

Il telaio orizzontale

Di tutt'altro sapore rispetto a quello verticale è il telaio orizzontale, forse uno degli strumenti più antichi ancora in uso e per questo estremamente affascinanti. Si tratta di un'attrezzatura piuttosto semplice e rudimentale, tutt'ora utilizzata dai gruppi nomadi in quanto poco ingombrante e adatta al trasporto. il suo limite è quello di non permettere la realizzazione di esemplari di grandi dimensioni. Se nella società perfezionistica e tecnologica nella quale viviamo, gli esemplari tribali possono risultare a un primo acchito poco apprezzabili per le loro imperfezioni e la loro semplicità, è invece conoscendo il loro metodo di lavorazione, la loro filosofia, la testimonianza storica che queste popolazioni con i loro manufatti rappresentano, che immediatamente ci obbliga a rivalutare e riconsiderare sotto il profilo estetico, culturale ed etnologico il tappeto tribale annodato con il telaio orizzontale.
Disconoscere il valore dei tappeti tessuti con il telaio orizzontale è sbagliato esattamente quanto volerli preferire (come se si potessero mettere sullo stesso piano) agli annodati su telaio verticale, perchè sarebbe un po come paragonare e preferire una nuova 500 Fiat ad una Balilla.
Bisogna inoltre riconoscere l'estremo sacrificio di questi tessitori, che per annodare orizzontalmente il tappeto sono costretti a lavorare inginocchiati o sui talloni, cosa che alla lunga può portare anche all'insorgere di patologie agli arti inferiori.
Bisogna provare rispetto per questo tipo di manufatto e per il suo metodo di lavorazione, perchè senza il tappeto tribale, oggi non ci sarebbe neanche la finissima manifattura di Tabriz o di Herekè, in quanto tutto è partito dal metodo più semplice e spartano, e mai il contrario.
Come funziona:
Dopo aver appoggiato il telaio al suolo, si fissano con due picchetti i subbi a terra e poi su di essi si tira l'ordito. Il liccio che separa i due velli dell'orditura e consente il passaggio della trama è sostenuto da un treppiede verticale.


domenica 10 febbraio 2008

Il telaio verticale

E' ormai il tipo di attrezzo più diffuso e permette la realizzazione di manufatti di ampie dimensioni. Possiede una struttura massiccia e stabile, costituita generalmente da due montanti laterali e da due travi di chiusura. Il liccio superiore che separa gli orditi è alloggiato su apposite sedi fissate ai montanti, mentre quello inferiore, dal diametro piuttosto ridotto, viene inserito tra gli orditi.
Nelle manifatture domestiche e di villaggio è tutt'ora molto diffuso il telaio verticale a subbi fissi, costituito da un subbio superiore inamovibile, mentre quello inferiore è semifisso. Possiede inoltre due montanti forati, paralleli a quelli del telaio, sui quali viene fissato il panchetto mobile dove siede il tessitoree che viene via via spostato seguendo l'avanzamento della lavorazione.
Il telaio denominato Tabriz o Bunyay è costituito da un subbio inferiore mobile e, in genere, da uno superiore sospeso a dei lacci sostenuti dalla trave. ad essi si fissa l'orditura. grazie alla sua struttura, permette di ottenere un tappeto con lungghezza doppia rispetto alla distanza tra i subbi.
Nei laboratori moderni ci si serve di un altro tipo di telaio, decisamente più complesso. E' costituito da due subbi rotanti collegati a particolari meccanismi che ne permettono il movimento; su quello superiore viene fissata l'orditura che rimane sempre ben tesa. Mentre la lavorazione avanza, la parte di tappeto già ultimata si avvolge sul subbio inferiore. Questo telaio permette di eseguire esemplari lunghi e di grandi dimesnioni, ma non consente di visualizzare il retro del manufatto durante il lavoro, non permettendo dunque, la correzione di possibili errori.


(Liberamente adattato da "TAPPETI" De Agostini)

sabato 9 febbraio 2008

Il telaio (introduzione)

Il principale attrezzo per la realizzazione di tappeti e kilim è sicuramente il telaio. Costruirlo con assoluta precisione risulta indispensabile per garantire una forma perfetta dei manufatti, che viceversa potrebbero risultare sbilenchi. Se oggi risultano preferibili telai in acciaio a quelli di legno, in grado di garantire una perfetta forma del prodotto finito, si resta decisamente stupiti nel rilevare la perfezione ottenuta in taluni manufatti annodati nel tempo, con telai in legno decisamente più spartani e instabili di quelli adottati negli atelier persiani e turchi. L'attrezzo è costituito da due montanti e da due subbi, pali orizzontali paralleli su cui vanno fissati ben tesi i fili dell'ordito, distribuiti sempre su due livelli per consentire il passaggio della navetta che tesserà la trama. Per effettuare tale operazione si può procedere in due modi, ma è sempre importante un'assoluta precisione per evitare sgradevoli difetti di manifattura. Nel primo caso si legano ad uno ad uno i fili a un subbio, mentre nel secondo si utilizza un unico filo d'orditura che, dopo essere stato fissato al subbio inferiore, viene fatto passare su quello superiore. Un palo sempre fisso, detto liccio, tiene ben divisi i due livelli delle catene d'ordito, mentre un altro liccio lo fa spostare in avanti, permettendo il passaggio della trama.
Principalmente i telai adottati per la realizzazione dei tappeti sono di due tipi: quelli orizzontali e quelli verticali. A ognuna di queste tipologie verrà dedicato un ampio articolo descrittivo.

venerdì 8 febbraio 2008

Gli strumenti per confezionare un tappeto

Affrontare l'anatomia intima del tappeto orientale annodato (ordito, frange, trama, cimose e vello) nonchè la procedura di annodatura nelle sue differenti varianti è importante ma non basta.
Per comprendere l'essenza filosofica, espressiva ed artistica di quest'arte che nei secoli è senz'altro rimasta il più fedele possibile a quella originaria di 2000 anni fa è altrettanto molto importante dare uno sguardo più o meno approfondito agli attrezzi (pochi e semplici) utilizzati per la realizzazione dei tappeti annodati.
Conoscere il waghireh, i pettini, le lame a unghia ì coltelli a uncino, i teali orizzontali.. significa anche conoscere i risvolti etnografici di questo mondo che va detto (per noi tappetologhi) è ben di più del semplice "pezzo di stoffa" tessuto o annodato per abbellire la casa, è un mondo, è una cultura, una filosofia, disegno, storia, etnografia, ecc ecc.
Da quì a seguire, cercherò pertanto in questo blog, di trattare di giorno in giorno gli attrezzi e gli strumenti ausiliari dando ad ognuno di essi la giusta e dovuta attenzione. Particolare attenzione verrà in special modo rivolta al telaio (strumento di antico uso) che nelle sue svariate forme, è sintesi e caratterizzazione di differenti prodotti e metodi di confezionamento, nonchè testimonianza di vere e proprie filosofie di vita e di culture locali.

Buona lettura.


giovedì 7 febbraio 2008

Uno sguardo particolare ai tappeti di seta

I primi tappeti completamente annodati in seta compaiono in Turchia a partire dal 1400 e in Persia nella florida epoca Safavide (1531-1732). In quel periodo la seta che non viene più usata solo per l'ordito e la trama, ma viene utilizzata anche per il vello, segna un cambiamento rivoluzionario nella storia dell'evoluzione del tappeto, perchè la seta come si sa, ha il pregio di consentire una tale densità di nodi, da poter permettere all'Ustad di realizzare dettagliatissime scene "giardino" e splendidi tappeti raffigurativi.
Alla qualità del materiale usato (la seta), e all'altissima densità di nodi raggiungibili nell'esecuzione di simil manufatto, si aggiunge (nel conferire a un tappeto di seta il pregio che questo merita) la difficoltà per il tessitore di annodare fili sottilissimi e resistentissimi che alla lunga finiscono con il poter privare lo stesso della vista. Un particolare sguardo, bisogna pertanto riservarlo a queste fantastiche manifatture degne di scenari da 1000 e una notte e per le quali ho pensato di fare giusto omaggio caricando qualche video sull'annodatura dei tappeti in seta.

P.S. importanti manifatture di tappeti in seta sono quelle di:
  1. Herekè
  2. Isphan
  3. Tabriz

Buona visione.

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La struttura del tappeto: le cimose o bordi

Le cimose, che corrispondono agli orli che corrono lungo i lati del tappeto dove non vi è la frangia, sono solitamente costituite da catene di ordito su cui non vengono fissati dei nodi. In generale le cimose si presentano tonde, solo in alcune zone dell'Anatolia, del Caucaso, della Persia e del turkestan occidentale si realizzano cimose piatte. Anch'esse possono costituire un'utile prova per risalire all'origine del manufatto.

Fin quì è stata soddisfatta la parte tecnica, la descrizione dettagliata della fabbricazione manuale di un tappeto. A questo punto non resta che dare "carne" a quanto detto fin'ora, trasformando il linguaggio tecnico a tratti un po ingessato e stuchevole in un documento decisamente più godibile e sintetico di tante parole, ovvero un filmato che mostra la realizzazione di un tappeto turco.

Buona visione.

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mercoledì 6 febbraio 2008

La struttura del tappeto: il vello

Il vello è formato dai cappi recisi dei nodi ed è ottenuto durante la fase di rasatura, importantissima per far risaltare con precisione i disegni. Una rasatura poco uniforme o troppo alta può infatti compromettere la nitidezza dell'impianto decorativo, per cui è importante che il vello non sia molto alto, soprattutto negli esemplari riccamente decorati. Per questo, più il tappeto è rasato più è sinonimo di produzione pregiata, più il vello è alto e meno è prezioso il manufatto. Nella manifattura dei Qashqai si segnalano tappeti dal vello lungo, detti Gabbeh, parchi nei decori e realizzati in morbida lana, la fattura di questi tappeti è abbastanza grossolana, specie quelli moderni che presentano tra l'altro una eccessiva rigidità, i prezzi tuttavia sono alti per via delle politiche locali, dove il Governo Persiano ha deciso di tutelarne la produzione con uno speciale progetto che prevede tra l'altro l'utilizzo di colori naturali.
I tappeti di maggior pregio hanno il vello interamente in seta, che conferisce ai disegni e ai colori un particolare effetto cangiante. Superbi sono anche i manufatti persiani dal vello in pregiata lana Kork (lana scelta, tosata direttamente dai colli degli agnellini), scadenti invece sono quelli che si avvalgono di lane grezze e poco morbide o di cotone mercerizzato e cascami in seta. Ci sono poi le lane di cammello e i tappeti annodati in seta artificiale detta anche "seta matta", questi ultimi destinati ad un deterioramento accellerato. L'effetto cangiante si può ottenere anche con lane di buona qualità.

I nodi: Essenzialmente si distinguono due tipi di nodi; quello simmetrico e quello asimmetrico. Nelle antiche e vecchie manifatture il primo, detto anche nodo turco, doppio nodo o ghiordes caratterizzava gli esemplari anatolici, ottomani, caucasici e centroasiatici, mentre il secondo detto anche nodo persiano o senneh era utilizzato per la realizzazione dei tappeti persiani.
Oggi questa distinzione non ha più senso, anche se il nodo asimmetrico è più adatto per riprodurre decori floreali e naturalistici, dal profilo morbido e sinuoso, mentre il simmetrico, molto più largo, viene utilizzato con buoni risultati in iconografie geometriche e ha la prerogativa di essere più resistente. Esistono poi il nodo arabo-spagnolo, eseguito su di una sola catena dell'ordito, e quello detto anche giofti, con i cappi legati a quattro catene. Il nodo ad arco, infine è veloce da realizzare ma poco resistente all'usura, per cui compare su manufatti scadenti che vengono tessuti cercando di risparmiare sui costi di produzione.


martedì 5 febbraio 2008

La struttura del tappeto: frange e testate

Le frange corrispondono alla parte visibile delle catene d'ordito e naturalmente sono molto soggette ad usura. I loro fili possono essere intrecciati o annodati in modo differente a seconda delle diverse zone di produzione, per cui talvolta costituiscono un buon indizio per riconoscere la zona di produzione di un manufatto. Per proteggere i nodi dall'usura e per conferire un profilo dritto ai manufatti, sulle due estremità corrispondenti ai lati minori si tessono fasce a semplici passaggi di trama a vista, alte pochi centimetri, che costituiscono le testate dei tappeti. Talvolta nelle produzioni turkmene queste parti vengono ampliate e decorate con disegni, con la tecnica denominata Sumakh. Superbe e degne di nota sono alcune testate di Tabriz impreziosite da disegni realizzati con la tecnica dell'annodatura che spiccano a rilievo sul fondo, secondo il procedimento detto suf.


lunedì 4 febbraio 2008

La struttura del tappeto: la trama

Attraverso l'ordito si fa passare la trama e questa struttura serve anche a reggere i nodi. A opera finita essa non si deve vedere sul dritto, per cui è preferibile nasconderla sotto un vello piuttosto alto. Passaggi di trama non ben ribattuti permettono di velocizzare i tempi di lavorazione, ma danno un manufatto poco resistente all'usura, sul quale con il passar del tempo i nodi avranno una scarissima tenuta. La trama si può realizzare in lana o cotone, anche la seta è un ottimo materiale, ma in genere la si utilizza solo per esemplari di pregio.
In alcune aree del Beluchestan, del Kurdistan, dell'Hamedan, del Bakhtiari, del Caucaso, dell'India e del Pakistan si ricorre a un unico passaggio di trama che attraversa alternativamente l'orditura da sotto a sopra dopo ogni fila di nodi. Si può riconoscere tale tipo di trama singola perchè al rovescio del manufatto compaiono dei puntini bianchi, che corrispondono alle parti delle catene d'ordito non ricoperte dalla trama. Nelle manifatture persiane di Kerman e di Bigiar si usa invece la più complessa tramatura doppia che, passando due volte sull'ordito, ricopre al rovescio ogni parte dei suoi fili.
La tecnica più raffinata è quella detta lul baft, che viene utilizzata per la maggior parte dei tappeti persiani. La lul baft richiede operazioni piuttosto complesse, che attraverso una forte tensione devono suddividere in due livelli i fili dell'ordito, per poterne poi nascondere uno tra il vello, ma garantisce un'ottima resistenza al tappeto ed è quanto mai adatta per far risaltare ogni suo particolrae decorativo. Un manufatto eseguito secondo questa modalità si distingue perchè sul rovescio compaiono delle scanalature e i nodi di ogni centimetro quadrato sono equivalenti sia in lunghezza che in larghezza.

domenica 3 febbraio 2008

La struttura del tappeto: l'ordito

Nella struttura del tappeto l'ordito è la parte portante dell'armatura, una sorta di scheletro che deve essere realizzato con una precisione assoluta, in maniera da evitare difetti a opera finita, come imbarcature e gobbe. I materiali impiegati possono essere svariati, ma indubbiamente seta e cotone costituiscono la scelta migliore, in quanto adatti a sopportare forti trazioni. La seta ovviamente è molto costosa, specie nel caso della Persia, dove non vi è produzione locale e si è quindi costretti ad importarla da Cina e India; per questo è riservata solo solo ai tappeti di notevole pregio. La lana invece è molto utilizzata dalle popolazioni nomadi, ma non consente a causa della sua grossolanità, particolari finezze, per questo i cosidetti manufatti "tribali" presentano forme pregevolmente irregolari. Inadatto invece è il rayon, particolramente soggetto infatti alla dilatazione termica.
Come si costituisce l'ordito: Per costituire l'ordito si tendono i filati su "subbi" secondo un andamento equidistante; ognuno di essi costituisce così una catena che a tappeto finito termina nei singoli fili della frangia. L'operazione ha inizio dalla mezzeria della struttura e prevede una distribuzione di gruppi di fili a distanza di 7 cm circa, che corrisponde a un'unità di misura detta radj.Talvolta i fili che segnano i diversi radj (detti haft rangh) hanno colori differenti, e tale espediente rende molto vivace la policromia delle frange. Un tappeto pregiato ha sempre un elevato numero di catene di ordito, talvolta anche trenta ogni centimetro quadrato. Per una buona qualità del manufatto è comunque sempre preferibile che le catene siano il doppio dei nodi.

(Liberamente adattato da "TAPPETI" De Agostini)















sabato 2 febbraio 2008

La struttura del tappeto orientale annodato

Quando su un ordito di fili o catene longitudinali, sul quale viene tessuta una trama di fili trasversali, si serrano, tra un filo o più della trama, dei nodi, si ha il tappeto annodato. Questa semplice definizione non deve trarre in inganno circa la complessità del confezionamento di un tappeto orientale. I tappeti, hanno spesso raggiunto il livello di veri e propri capolavori artistici, mostrando quella perfezione tecnica, che è la quintessenza di ogni arte. Per comprendere le difficoltà che incontrano gli anonimi artigiani (rarissime le eccezioni di maestri ustad che firmano il tappeto) nello svolgere il loro lavoro e per capire l'essenza stessa di un tappeto al di là di quell'impressione emotiva che la semplice vista di un'opera d'arte può provocare in noi, è fondamentale procedere con un'analisi dei vari elementi che compongono la procedura di confezionamento del manufatto.
Sostanzialmente un tappeto è costituito da 5 elementi fondamentali:
  1. L'ordito
  2. La trama
  3. Frange e testate
  4. Il vello
  5. Le cimose

venerdì 1 febbraio 2008

Differenze tra Tappeti annodati, Kilim e Sumak

Per apprezzare pienamente il manufatto "tappeto" nella sua filosofia e nel suo valore storico artistico e patrimoniale che esso rappresenta è peculiare per chiunque "consapevolizzarsi" di come questi "manufatti perfetti" vengono annodati.
Prima di entrare nel merito della struttura intima e del metodo di confezionamento del tappeto annodato orientale (lo faremo in seguito), è bene prima fare qualche distinguo con gli altri due esponenti della grande famiglia dei tessuti orientali che alcune volte vengono genericamente e semplificatamente chiamati anch'essi"tappeti".
Iniziamo col definire cos'è un Tappeto Orientale.
Il tappeto è un tessuto, ottenuto con una manuale lavorazione a nodi, l'insieme di questi costituisce un vello che nasconde la struttura portante: l'armatura. Questa a sua volta è costituita dalla griglia formata dall'intreccio di fili orizzontali (la trama) con altri verticali (l'ordito).
Altri tessuti (non meno importanti) ma che non sono propriamente tappeti, sono i cosidetti tessuti o tappeti piatti, conosciuti con il nome di Kilim e Sumak, i primi sono senz'altro quanto di più vicino alla più primitiva forma del tappeto orientale confezionata nella storia dell'uomo.
Il Kilim è un tessuto manuale, molto semplice ma particolarmente robusto, ottenuto con lavorazione su telai, si può ipotizzare che tessuti e kilim siano stati inventati contemporanemante. Il Sumak è il risultato di una lavorazione superiore, eseguita a trame avvolte, simile al mezzo punto e che conferisce al tappeto un particolare effetto a rilievo sulla struttura, una sorta di Kilim ricamato. i Kilim spesso non hanno un rovescio, mentre i Sumak hanno un dritto ed un rovescio, grazie a quest'ultimo i Sumak si presentano a differenza dei Kilim come tessuti decisamente più stabili.

Nella foto sottostante sono raffigurati i particolari di un tappeto (modello 1) e di un kilim (modello 2). Cliccate sopra l'immagine per ingrandirli, ravviserete immediatamente la differenza costitutiva tra le due lavorazioni. Questo è senz'altro il primo passo per orientarsi nel lungo ed intricato cammino della conoscenza del settore.