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domenica 14 settembre 2008

Declino del tappeto caucasico

Qualche giorno fa un lettore interveniva in questo blog scrivendo così:

"Non e' vero che gli ultimi veri caucasici li troviamo al massimo fino agli anni 20/30? Al riguardo vorrei un tuo gentile commento. Ciao continua così.
Freddy"


Effettivamente, come avvenne per i tappeti turchi e persiani, anche i tappeti caucasici subirono -anche se in maniera meno accentuata e per ragioni differenti- un declino di produzione. Nel caso specifico fu il dominatore russo -specialmente nella sua evoluzione sovietica- a produrre quel processo di trasformazione, di impoverimento iconografico e di ibridazione del tappeto caucasico. Benchè il dominatore dovette nel tempo fronteggiare forti resistenze locali, giustamente poco inclini a cedere all'assogettamento e alle relative campagne di sedentarizzazione, la trasformazione avvenne comunque in maniera progresiva e inevitabile determinando produzioni anche standarizzate che persero il loro precedente e spontaneo primitivismo. Già nel corso dell'Ottocento l'invasore russo impose il suo controllo su molte manifatture, costringedo -ad esempio gli armeni- a produrre tappeti a gusto e disegno francese, destinati all'estero. Fu con la fine della seconda guerra mondiale con il nuovo ordinamento sociopolitico imposto dai piani quinquennali di Stalin che il tappeto caucasico perse completamente l'originaria essenza, per trasformarsi in un prodotto standarizzato. I sovietici infatti, imposero a molte popolazioni nomadi la sedentarietà, "impiegarono" i pastori e le donne nelle fabbriche di tessitura popolari. Le lane erano colorate con scadenti tinte sintetiche, gli originali decori: sostituiti con disegni di imitazione persiana.
Mentre le città sovietiche del caucaso producevano così tappeti atipici, standarizzati, di imitazione, persino a tema sovietico, destinati ad un mercato estero; alcune popolazioni resistevano tenacemente, asserragliate tra le impenetrabili catene montuose, e proseguendo ad annodare tappeti per il proprio uso. Ma questo genere di tappeti sono una goccia nel mare, che videro nella caduta dell'impero sovietico un nuovo ancor più temibile nemico: la globalizzazione.
Il XXI secolo segna così il tonfo finale della lunga e lenta parabola discendente, di questa originalissima produzione. Non resta che tenerci stretti gli esemplari antichi, e persino i vecchi, che raffrontati alle produzioni di oggi, hanno comunque ancora qualcosa da dire e di cui farci incantare.

4 commenti:

Gianluca Pistore ha detto...

Ciao Alberto, già che siamo in tema di domande te ne faccio una anche io.
Mi è capitato di vedere dei tappeti in alcune case antiche, di persone anziane. Ora non so se erano tappeti buoni o robaccia, però una cosa che mi da tremendamente fastidio è vedere alle estremità dei tappeti tutti quei filetti (nn so come si chiamano in gergo) tutti arrovigliati, buttati sul tappeto, storti, annodati...
Come si possono trattare in maniera da tenerli perfettamente dritti (sono un maniaco della perfezione)
Grazie

antonio ha detto...

Negli anni sessanta si è anche stravolto quella che era la tecnica di lavorazione. Venne infatti utilizzato il cotone, invece che la lana, per la realizzazione di trama ed ordito. Oggi si annodano buoni manufatti con schemi e materiali simili alle antiche realizzazioni. L'eccessiva perfezione e regolarità fanno però capire che non si tratta di una realizzazione spontanea, di getto, ma di qualcosa progettato a tavolino. Saluti.

Alberto D. ha detto...

Caro Gianluca, quelle che tu chiami "filetti" sono le frange dei tappeti, ossia i fili dell'ordito che al di sotto della prima cimosa e al di sopra della seconda si lasciano normalmente liberi. Sulle frange è consigliabile effettuare solo un'accurata pulizia manuale con una soluzione di sapone neutro. Per tenerle sempre in ordine pettinarle con un pettine.

freddy ha detto...

ringrazio per la cortese risposta e ti faccio tanti auguri per la galleria. Ciao freddy