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mercoledì 13 gennaio 2010

Aprire i colli dei tappeti con il cuore di un bambino

L'altro ieri sono finalmente giunti i colli dei tappeti che ho selezionato nell'ultimo viaggio in Turchia, tra i quali una ricca collezione di yastik. Devo dire che questa volta i miei tappeti si sono fatti sospirare, a causa delle prolungate feste che hanno rallentato le procedure di sdoganamento e di invio ai miei magazzini. Giunti infatti a Milano già alla fine del mese di dicembre, sono però rimasti irrimediabilmente bloccati a causa delle varie festività attaccate le une alle altre dai sabati e dalle domeniche (e forse sarebbe il caso di fare una piccola riflessione su di un Paese che si blocca per più di 15 gg). Devo dire che sono un commerciante atipico, bambino ancora nel cuore e sempre capace di stupirsi e di emozionarsi davanti ai colli dei suoi tappeti, esattamente come se fosse la prima volta. Quel che più mi piace infatti del mio lavoro è proprio la parte della selezione dei pezzi in loco, del loro acquisto fino all'atteso arrivo dei colli, al disimballo e alla catalogazione ed esposizione dei tappeti. Mi piace anche venderli si intenda, ma mi piace perchè  è proprio vendendoli che mi riassicuro quelle condizioni imprescindibili per ripartire in Asia e ricomperarne altri. Dev'essere una forma compulsiva lo so, forse è per questo che quando apro i colli dei tappeti sembro sempre un bambino che spacchetta un pacco regalo.

3 commenti:

freddy ha detto...

E' normale quando un appassionato riesce a soddisfare i suoi desideri. I tappeti devono essere prima amati e poi venduti: purtroppo sono rari gli amanti/venditori di tappeti, come te. Ciao da Freddy

antonio ha detto...

Quella di avere "una passione" per il proprio mestiere, e una cosa che nel commercio andrebbe recuperata.
Ricordo il vecchio Egidio che si incazzava terribilmente quando qualcuno non apprezzava un tappeto da lui scelto; lo difendeva sino allo spasimo per poi concudere, se la controparte non si lasciava convincere con un classico "te capis propri naguta: o pora nun!". Ed aveva settant'anni.

francesca ha detto...

La cosa bella è quella di riuscire a trasformare la propria passione nel proprio lavoro, chi ha solo la passione soffre come un' amante senza conquista. Appassionata