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venerdì 22 gennaio 2010

Un linguaggio semplice per evangelizzare i neofiti

Il tappeto annodato dopo un vero e proprio boom determinato talvolta da un approccio spesso anche banalizzato (basti pensare che fino a metà degli anni '90 un Tabriz dell'800 e uno Shiraz del 1960 venivano considerati allo stesso livello: beni di lusso con iva al 38%) è via via uscito dal cuore e dalle case degli italiani, che oggi definirei sempre più scollegati nella loro realtà del focolare e del collezionismo. La risposta del settore a questo fenomeno, è stata purtroppo - come spesso denunciato in questo blog - altrettanto scollegata. Chi cioè ha deciso di rivolgersi ai soli collezionisti e a un pubblico facoltoso contribuendo a rendere il tappeto un articolo di nicchia, e chi invece ha abbassato la qualità della merce, e con essa prezzi e professionalità. Tappetorientale compie proprio in questi giorni, due anni di vita, due anni di evangelizzazione online operata per riportare all'attenzione del pubblico medio questa grande conquista artigianale ed artistica dell'uomo: il tappeto, conquista che oggi (anche a causa della limitata domanda) rischia irrimediabilmente di morire.
Qualcuno ogni tanto eccepisce che il linguaggio troppo semplice e i concetti stringati di questo blog banalizzino quest'argomento e quest'arte, esponendo possibilmente anche il sottoscritto a critiche di operatori del settore. Ribadisco che la mission di Tappetorientale è ed è sempre stata, quella di riportare il tappeto annodato all'attenzione dei grandi assenti: le famiglie e i ceti medi, i quali per i motivi più svariati si sono allontanati da questo manufatto.
Più che inseguire l'autoreferenziazione, quello a cui aspiro con i miei articoli è infatti il recupero della tradizione all'uso e all'acquisto di questo importantissimo oggetto d'arredamento (alle volte testimonianza eccezionale di specificità etniche e cultural/artistiche) da parte di tutti. Perchè solo se tornerà ad essere apprezzato e rivalutato dai grandi numeri e non da pochi collezionisti, il tappeto avrà allora ancora una qualche chance di sopravvivenza. Un sogno? Forse, ma guai a non averne.

4 commenti:

freddy ha detto...

Non c'e' nulla da commentare in quanto sei stato chiarissimo:il tappeto ha bisogno di una sferzata di " energia" e stai cercando di fare tutto il possibile: quindi vai avanti cosi'!! Ciao Freddy

Alberto De Reviziis. ha detto...

Grazie Freddy

antonio ha detto...

Indipendentemente dalla valutazione economica, non credo che le esigenze dell'uno debbano coincidere sempre con quelle dell'altro. Se qualcuno critica quanto scrivi perchè "il livello" è di basso profilo, vuol dire che non ha capito, forse perchè non vuol capire, che vi sono individui che vogliono essere solo rassicurati e consigliati, e non hanno nessun interesse sui “dialoghi dei massimi sistemi” legato agli annodati. Inoltre, il grande conoscitore ed esperto, dovrebbe anche mostrare quali sono effettivamente le sue conoscenze e non gettare il sasso ma non mostrare la mano. Oggi, e non voglio essere qualunquista, assistiamo a situazioni paradossali che nell’ambito del tappeto, ma anche in altri settori, stanno veramente lasciando spazio a forme aberranti. In passato, collezionisti facoltosi, raccoglievano esemplari rari ed importanti che poi finivano, grazie alla loro intelligenza, cultura, mecenatismo, verso fondazioni e collezioni pubbliche. In questo contesto avevano significato, assieme ad esemplari più o meno integri, anche reliquiati che servivano come elementi fissi, capisaldi per un’indagine comparativa utile ad agganciare le tecniche e l’iconografia di determinati periodi storici diversi tra loro. Oggi, ad imitazione, è nato un collezionismo “stracciarolo” che alimenta la voglia di qualcuno di sentirsi paragonabile a quei personaggi. Ed allora si parla di cultura, di articoli apparsi sulle riviste specialistiche, di esemplari appartenenti al Tizio ed al Caio, di simboli ancestrali, tutto per giustificare e permettere di dire “io ho.....”. E se è frusto, ha dei pezzi mancanti, o dei buchi rattoppati oppure visibili, è ancora meglio. Certamente a costoro, certi scritti, paiono banali ed inutili.

Alberto De Reviziis. ha detto...

Grazie per il tuo commento, anzi, penso che la considerazione sul collezionismo stracciarolo (termine molto calzante) meriti di essere ulteriormente approfondita. Ci penserò su.

Ciao