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domenica 9 novembre 2008

Il tappeto nella parabola discendente dell'uomo

Il tappeto è inesplicabilmente una conquista scientifica che ha accompagnato insieme alla ruota, agli indumenti e alla scoperta del fuoco il lungo cammino evolutivo dell'uomo e che insieme ad esso si è accompagnato ed evoluto. E' interessante a questo proposito analizzare il cammino di questo manufatto e la sua evoluzione stilistica e strutturale durante la storia dell'uomo.

I primi tappeti nacquero verosimilmente nel periodo neolitico ovvero l'età della pietra, l'ultimo dei tre periodi che costituiscono la preistoria. Fu un periodo contraddistinto da notevoli innovazioni: litotecnica (lavoratura della pietra), nascita dell'agricoltura e dell'allevamento.
Fu proprio durante questa grande rivoluzione che si iniziarono a realizzare stuoie di erba, di corteccia o di pelle animale. Rilevamenti e studi archeologici ritengono infatti che le popolazioni palafitticole e cavernicole avessero già intrecciato stuoie vegetali per riparare i piedi nudi. La lavorazione della pelle fu quella che portò poi alle prime rudimentali tecniche di tessitura, conciatura e tintura. Gli studiosi affermano che il telaio esisteva ben prima del 3000. a.C. brani di tessuto sono stati trovati in Svizzera e riferiti all'età del rame. Indumenti di stoffe del neolitico ed altre che risalgono all'età del bronzo inferiore (secondo millennio a.C.) sono venuti alla luce in Danimarca. In Egitto e in Mesopotamia intorno al 3000. a.C era diffuso il telaio, che serviva non solo per abbigliarsi di leggerissimi veli di lino , ma anche per grandi tele da appendere alle pareti, come sappiamo da documenti rinvenuti nelle tombe dei faraoni. Drappi di vario genere addobbavano le case dei ricchi e venivano stesi sui tavoli, altri erano impiegati come scendiletto. Sulla base di queste testimonianze la giovane scienza del tappeto orientale considera dunque che i primi tappeti in forma non annodata fossero già in uso a partire dal 3000 a.C. ma sono informazioni che giungono da un passato che riemerge di volta in volta con nuove testimonianze, con nuove scoperte, ognuna delle quali può spostare la lancetta dell'orologio di parecchie centinaia di anni. Del resto alcune stoffe in lana appaiono anche in alcune pitture murali, scoperte pochi decenni fa in Medio Oriente e risalenti al quarto millennio a.C. mentre alcuni frammenti di tappeto piatto riconducibili al periodo protostorico sono stati rinvenuti in caverne dell'Asia centrale. Ma tessere un semplice oggetto d'uso non poteva bastare, ben presto il pastore nomade che poteva proseguire a tessere tappeti monocolore usando la lana a sua disposizione, decise di aggiungere dei peli neri di capra, per poi tingere le lane attraverso l'estrazione di principi coloranti da fiori, bacche e radici. Sul vello dei tappeti i nomadi iniziarono a rappresentare i simboli dei clan di appartenenza e i momenti significativi della propria storia, ma non solo: iniziarono a dare anche espressione alla loro creatività, volta a celebrare con colorati e molteplici decori l'esaltazione di una natura rigogliosa e variopinta, tanto più agognata e idealizzata presso genti destinate a vivere in terre aride e desertiche.
Da quanto ricapitolato e visto, il tappeto dunque, si evolve, da intreccio di corteccia e/o fibre a lavorazione e concia della pelle, fino alla tessitura del lino e della lana e alla sua conseguente annodatura, lo sviluppo dei decori e l'abbandono della monocromia, seguendo di pari passo l'evoluzione e il cammino dell'uomo. Evoluzione dei decori e della qualità seguiranno di li in avanti una parabola ascendente che ignora la periodizzazione tradizionale della Storia d'Europa, (vedasi tappeti selgiuchidi, mamelucchi, timuridi) e che raggiunge il suo un picco verso la fine del 1400 in pieno rinascimento (dinastie e produzioni Safavidi e Moghul). Da quel momento il tappeto orientale vive un periodo di "splendido isolamento" fino al 1800, secolo durante il quale inizia il suo declino, in Persia e in Turchia a causa della domanda occidentale, in Caucaso e in Asia Centrale a causa del dominatore russo. Indipendentemente dall'area, il percorso è il medesimo: colori sintetici, produzioni standarizzate, scadimento di qualità, diminuzione dei decori, realizzazione di tappeti ibridi. Oggi il "progresso?"... ha chiuso le manifatture, sedentarizzato i popoli, sostituito con le macchine il lavoro manuale.

Il tappeto come puro oggetto d'arredo, viene via via svuotato del significato simbolico e ricreato seguendo le mode e le esigenze del mercato. Si riscoprono i geometrici, poi via via si impiantano manifattura in Tibet ed in Pakistan per realizzare tappeti exnovo sempre più minimalisti, e monocromi (i decorativi), fino a ritornare all'intreccio di carattere "neolitico" di fibre di cocco, di corda e altre soluzioni alternative. Viviamo una crisi economica ed una ecologica dove secondo le ultime stime, se non una, l'altra sicuramente travolgerà l'uomo, portandolo a rischio della sua stessa sopravvivenza. Il cerchio si chiude: eravamo partiti da un tappeto di fibre intrecciate e al tappeto di fibre siamo ritornati, 6000 anni di storia e di evoluzione per ritornare alla stuoia di cocco.

C'è da pensarci su.

4 commenti:

freddy ha detto...

Caro Alberto: quando parlavo del percorso degli indiani d'America (dalla Eurasia al Continente americano via stretto Bering) volevo esprimere una mia idea sui disegni simili sui tappeti Navajo e quelli europei. Tu parti addirittura dal Neolitico!!! SEI FAVOLOSO auguroni da Freddy e grazie per quello che fai.

Gianluca Pistore ha detto...

L'uomo è un essere particolarissimo: dotato di grandissime capacità, dotato di una complessità e di un'organizzazione impressionante. Ma spesso si autodistrugge.
L'uomo che non riconosce i suoi limiti e vuole troppo finisce per annullare quello che ha fatto. Il nostro volere sempre di più ci sta portando alla distruzione.
Consideriamo la questione dei CFC (cluorofluorocarburi) questi sembravano un miracolo, infatti i vecchi refrigeratori con questa nuova sostanza potevano essere più efficenti... l'uomo vedeva in essi la perfezione... eppure ci hanno creato il famoso buco dello ozono che se non fosse stato combattuto dal mondo intero ci avrebbe portato alla morte.
Dunque puntare al meglio è importante, ma alla perfezione è impossibile, bisogna prendere coscenza dei propri limiti, altrimenti si rischia l'autodistruzione!

paolo ha detto...

Apprezzo moltissimo questo contributo di Alberto, ma consentitemi di andare leggermente controcorrente con due personalissime considerazioni.

La prima è riferita alla parte sinistra del grafico. Tenuto conto dell'altissimo livello del tappeto di Pazyryk e in considerazioni della presenza di reperti solo frammentari precedenti ad esso, non possiamo escludere un elevato livello qualitativo ben antecedente al Pazyryk stesso.

La seconda alla parte destra. Sono d'accordo con Emmett Eiland nel riconoscere una "rinascita" del tappeto annodato, a livello di materiali, tinture e manifattura, nell'ultimo quarto del Novecento (vedi il suo bellissimo volume: Oriental Rugs Today, ed. Berkeley Hills Books). Certo, in termini quantitativi i prodotti di pregio sono minoranza, ma mi pare di capire che tra produttori e commercianti si faccia sempre più strada la percezione della necessità di migliorare la qualità delle manifatture.

Un'ultima riflessione, un po' azzardata.
Se è vero, come si dice in biologia, che l'ontogenesi ricapitola la filogenesi, allora la parabola descritta da Alberto si potrebbe riferire al gusto per il tappeto del singolo.
Attratto da motivi semplici e colori accattivanti da giovane, innamorato di motivi ricchi e complessi con la maturità e la cultura, alla ricerca di manufatti particolari e diversi con l'esperienza dovuta all'età.

Un grazie ad Alberto per i sempre ottimi spunti.

ifattidiarchimede ha detto...

bè, l'uomo è una grande macchina, non ha bisogno di nessuno e di nessun dio, l'uomo è dio.