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sabato 17 gennaio 2009

La componente turca, quella curda e quella armena nei tappeti persiani

Il tappeto Persiano o meglio "iranico" (visto che la Persia non esiste più), è sicuramente il tappeto più famoso per eccellenza, almeno per quanto riguarda la sua fama e diffusione in occidente. La dinamica di questa fama e di questa diffusione è sicuramente meritata, pur dovendo ammettere che il "purismo" espresso" dalle più tradizionaliste manifatture turche, caucasiche ed asiatiche è certamente degno di ammirazione e rispetto, e pur riconoscendo che alcune tra le più meravigliose manifatture tutt'ora prodotte sono proprio Turche. Ma il gusto occidentale che ha sempre visto sin dall'antichità il tappeto annodato come un oggetto di grande valore economico ed estetico, ha di fatto premiato la spiccata flessibilità persiana nella realizzazione e nella rielaborazione delle manifatture. Alla base di questa convergenza tra Persia e occidente c'è stato sicuramente un similare approccio nei confronti del tappeto annodato: in Turchia, nel Caucaso e in Asia centrale considerato come oggetto d'uso ed espressione di tradizionalità. In Persia come in occidente considerato invece un'opera d'arte, necessaria quindi di continue evoluzioni, arricchimenti, e sperimentazioni. L'approccio culturale persiano al tappeto si è quindi prestato più favorevolmente di altre realtà alla diffusione di quest'oggetto in occidente, per un'evidente comunione di vedute. Ma sarebbe ingiusto anche in questo caso non riconoscere l'enorme apporto turco, armeno, curdo, a questo successo, perchè la realtà allora persiana, e oggi iranica, è estremamente complessa, e vanta un ampio ventaglio di popolazioni non persiane che hanno fatto parte, e che fanno parte tutt'ora, con le loro produzioni artistiche dell'insieme culturale di questa grande area quale la Persia. E' prima di tutto infatti kurdo un tappeto di Bigiar, è di origini armene un Lilian come turche un Serabend, è turcomanno un Turkeman, è creato da popolazioni originarie azere un Ardebil!!! Che la superiorità del tappeto Persiano sia stata determinata dal concorso di tante culture, e di tante idee è la mia certezza. La forza del tappeto persiano è il microcosmo delle tante realtà che egli stesso ha saputo modellare e rappresentare. Il successo del tappeto persiano è anche il successo dei turchi, dei curdi, degli azeri, dei turcomanni, degli armeni, degli ebrei che in Persia hanno abitato e tutt'ora abitano, conccorrendo allora come oggi, a quell'humus particolarissimo e a quella sintesi originalissima di vita e di cultura che insieme hanno saputo esprimere all'interno del paese che allora si chiamava Persia.

2 commenti:

freddy ha detto...

Il fatto che il gusto occidentale ha consentito al tappeto persiano di divenire l'oggetto di eleganza per eccellenza, corrisponde a verita'. Pero' il gusto alcune volte viene indirizzato e quindi anche la tipologia di molti oggetti, fra cui i tappeti, subiscono variazioni. Ed ecco che i famosi annodatori turchi, curdi,azeri e soprattutto armeni, hanno dovuto snaturalizzare il loro modo di intendere il tappeto per sopperire alle esigenze di mercato. Fino a qualche decennio fa l'operazione di trasformazione ha avuto successo perche' effettivamente la bellezza di alcuni esemplari e' fantascientifica, ma oggi? Assistiamo ad una completa debacle del tappeto persiano, mentre gli annodati caucasici o anatolici , anche se di qualita' ormai scadente, con i loro disegni raccontano ancora la storia di un popolo e, per amanti "puristi" come me, e' l'essenziale.

antonio ha detto...

Personalmente credo che negli ultimi dieci anni, ma già da molto era iniziato, stiamo assistendo ad un veloce decadimento generale di tutte le aree di produzione, con le dovute eccezioni. Alcuni manufatti persiani (Nain, Qum, Tabriz, Qashqa’i, Khorassan) e anatolici (Hereke, Kayseri, aree sede del “progetto DOBAG) sono senza dubbio annodati validissimi e, oimè, costosi. Accanto a loro sono nati prodotti, magari anche belli all’occhio di chi è interessato all’arredo, ma che hanno perso ogni legame con la propria origine. Bijar e Senneh con decori di altre aree, Isfahan, Nain, Kashan, che nulla hanno a che vedere con le meraviglie prodotte in passato, Veramin fatti a Nishapur dai singolari disegni, ed altro ancora. Stessa cosa in Turchia, dove molti tappeti hanno annodature ridicole, decori estranei, colorazioni orribili; in altri luoghi (Turkestan orientale ed occidentale, Cina, India), ancora peggio. Il prodotto caucasico, dopo il periodo Akty Mikra con struttura in cotone (fine anni 60/fine anni 80), sta riproponendo prodotti in lana su schemi antichi. L’operazione però lascia perplessi perché, come negli anni cinquanta/sessanta, i tappeti sono realizzati seguendo schemi preimpostati su carta millimetrata. Ne nascono esemplari perfetti per corrispondenza e geometrismo del decoro, ma freddi ed asettici, lontanissimi dalla spontaneità, dal calore, dal fascino, che i loro antenati proponevano. La tecnica di annodatura è poi sempre eguale perché, a disegni diversi di origine Kuba, Shirvan, Daghestan ecc., lo standard produttivo di manifattura è costante. In generale, per estrema sintesi, i valori etnici armeni, curdi, turkmeni , ecc., che furono origine dei decori, non ci sono più: sono stati “livellati” dall’aspetto commerciale.
Saluti.