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venerdì 16 aprile 2010

Casa Vianello la casa degli italiani con tanti tappeti



Con la morte di Raimondo Vianello (spentosi ieri mattina a pochi giorni dal suo 88esimo compleanno) se ne va una delle ultime figure della vecchia guardia televisiva e filmica italiana che non ha purtroppo eredi. Vianello è stato un grande della televisione, aveva battute sempre pronte, ma di classe, mai volgari. La sua semplicità nel far ridere, lo rendeva una persona unica e semplice allo stesso tempo, tanto da farlo percepire uno di noi. Per questo ora che è morto, gli italiani lo piangono, perchè è come se fosse morta una persona cara, un parente. Non entreremo più, purtroppo, tra le mura amiche e serene di “Casa Vianello”, la casa di tutti gli italiani, una casa di serenità e di allegria, densa di calore umano e familiare, sempre ben arredata anche con tanti tappeti (non mancavano mai). E non mancavano mai proprio perchè rispecchiava una vita semplice offrendo insieme ai suoi inquilini una continuità, un'alternativa tradizionale ai valori mutati della nostra società. Esempi filmici ed esistenziali quelli della coppia e della casa Vianello: amore per il focolare, fedeltà e rispetto coniugale, una coppia che non ha mai dato scandalo e anzi ha dato un esempio a tutta la televisione italiana. Sono giorni tristi questi, perchè Vianello è un altro pezzo che se ne va della nostra vita, e come ha detto giustamente Maurizio Costanzo: "L'unica cosa che mi piace pensare è che si sia ricostituita la coppia con Ugo Tognazzi'."

Addio Vianello e grazie per averci fatto ridere in tutti questi anni.

5 commenti:

francesca ha detto...

Mi permetto di aggiungere che forse lo rimpiangono soprattutto, tra quelli che lo hanno visto per età anagrafica, quelli che nel dilagare del cattivo gusto anche in televisione hanno cercato di mantenere vivo un certo buon gusto e una certa misura che non guastano mai. Francesca

Alberto De Reviziis. ha detto...

Soprattutto per quello signora Francesca. Lo dice uno che la tv ormai non la guarda più da tempo, per disgusto e per impossibilità nell'accettare e nel riconoscere i nuovi modelli, i nuovi valori ed i nuovi esempi televisivi. Ho solo 36 anni ma mi ricordo ancora il programma sulla Rai "Noi No" in bianco e nero e le assicuro che di fronte a quello che vedo oggi, mi sento ormai come uno degli ultimi dinosauri in un mondo di mammiferi. Il mondo è cambiato e sta cambiando, ma non mi piace.

francesca ha detto...

Io ne ho 11 più di lei, e sono cresciuta dando credito ai miei genitori di solida cultura, ma anche curiosi del nuovo e disposti ad accettarlo se fornito di "senso". Ma io ero un terreno facile da coltivare; i giovani di oggi, le ricordo che ho due figli ormai adolescenti, sono assai più coriacei. Sono un terreno riempito di sassi e immondizia che a noi spetta di dissodare con pazienza e amore, se si riesce. Anche loro non guardano più la televisione, in compenso respirano su internet e non ricerca certo Platone. Il più grande, pur dissentendo con il mio dispendioso amore per i tappeti, mi ha raccomandato di investire poco, ma in pezzi che si rivaluteranno, così a loro perverrà un valore. E' pur sempre un unizio e... gutta cavat lapidem. Non si senta però così solo, siamo in più di quello che si pensa, e non amiamo fare chiasso come gli "altri". Cordialità, Francesca,

antonio ha detto...

Mi permetto, gentile signora Francesca, di aggiungere che spesso determinate situazioni sono causate da due grandi vuoti: quello istituzionale e quello famigliare. Ho 62 anni e l'esperienza mi dice, giudicando per il poco che di lei ho letto, che non deve preoccuparsi per i suoi ragazzi. Sono certo che lei ha seminato bene, e tra breve tempo ne raccoglierà i frutti, mi creda. Mio figlio, all’età di 16 anni, mi disse "Papà, la scuola che sto facendo mi darà un futuro che non mi piace, preferisco lasciare e lavorare". Per me fu un trauma. Però sapevo che avevo a che fare con un "buon legno", materiale che io e mia moglie avevamo tenuto "pulito e verniciato". Mio figlio, dopo un breve corso professionale specifico, trovò subito lavoro in un genere di attività che lo aveva sempre interessato. Ora, che ha 27 anni, svolge un lavoro a lui graditissimo, purtroppo all’estero, ed è considerato nel suo campo un “enfant prodige”, cosa che gli ha permesso una remunerazione “molto interessante”. Ha sempre guardato i tappeti con enorme distacco ma, da qualche tempo, si è appropriato di alcuni miei pregiati esemplari portandoseli nel suo appartamento londinese. Mi ha anche assicurato che quando invita gente, li arrotola con cura per preservarli dai “barbari”, frase che dicevo sempre a lui durante le invasioni dei suoi amici in casa mia.
Stia serena, e vedrà che i suoi figli, a tempo debito, matureranno e le daranno ottime soddisfazioni: la buona pianta, fa sempre buoni frutti.

francesca ha detto...

Gentile signor Antonio, la ringrazio molto del suo pensiero. Di certo io sono nel pieno della "tempesta" e la vista ne è oscurata, a poco vale il binocolo, mentre lei é giunto in porto, mi par di capire, e l'aria è più limpida. Suo figlio forse, mi permetto di osservare, era già un grand'uomo a 16 anni. Chissà se anche i tappeti abbiano avuto un piccolo ruolo.Complimenti e cordialità, Francesca.