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venerdì 14 marzo 2008

Il tappeto annodato: messaggio di civiltà

Gli studiosi concordano che il tappeto sia nato con lo scopo di imitare la pelle animale che veniva usata nelle tende dalle popolazioni primitive dedite alla pastorizia, per isolarsi dal freddo e dal terreno. Creando una pelle artificiale si evitava di uccidere gli animali necessari alla vita della tribù e neanche se ne dovevano cacciare. La lana si coglieva come un frutto dall'albero e non solo si rinnovava spontaneamente ad ogni stagione ma era più morbida, calda e maneggevole della pelle animale.Il tappeto nacque quindi prima di tutto come esigenza d'uso, all'interno di una vita (quella pastorale) che faceva della condivisione con la natura la propria filosofia. Ma tessere un semplice oggetto d'uso non poteva bastare, ben presto il pastore nomade che poteva proseguire a tessere tappeti monocolore usando la lana a sua disposizione, decise di aggiungere dei peli neri di capra, da queste prime sperimentazioni nacque poi la tintura delle lane attraverso l'estrazione di principi coloranti da fiori, bacche e radici. Sul suo vello i nomadi iniziarono a rappresentare i simboli dei clan di appartenenza e i momenti significativi della propria storia, ma non solo: iniziarono a dare anche espressione alla loro creatività, volta a celebrare con colorati e molteplici decori l'esaltazione di una natura rigogliosa e variopinta, tanto più agognata e idealizzata presso genti destinate a vivere in terre aride e desertiche. Il tappeto è dunque una espressione artistica e culturale dei popoli del medioriente, attraverso il quale essi trasfigurano i loro valori, li iconizzano nelle mille aiuole fiorite, nelle figure zoomorfe, negli animali stilizzati, nei cipressi e negli alberi della vita, nei vasi fioriti. Il patrimonio dei clan è il gregge, esso fornisce la lana, ed è attraverso di essa che ruota l'attività principale e l'economia di una vita che ha fatto del tappeto il fulcro esistenziale e filosofico della sua esistenza. Ma anche il baco da seta è parte di questo sistema, Kaj Birket Smith scrive che il baco può essere considerato un vero e proprio animale domestico al servizio dell'uomo fin dal tempo dello Shang. Il lavoro si prepara in un attimo. le donne, cui è devoluto per tradizione il compito di montare il campo ad ogni sosta della carovana, drizzano anche il telaio e vi poggiano vicino la balla della lana filata e tinta. Annoda l'uomo, mentre i giovani sono col gregge; annodano i ragazzi, mentre il capofamiglia si riunisce con gli altri per decidere la direzione della carovana, annoda la donna o la ragazza, quando questa ha finito di cucire le vesti e ordinare le tende e di occuparsi del cibo. Quale altro manufatto può venire preso e lasciato in qualsiasi istante, continuato da mani diverse (purchè sia la stessa che preme poi con il pettine le file di nodi a formare la compattezza del tessuto), eseguito nell'angolo di una tenda senza arrecare alcun diturbo alla vita che gli si svolge intorno, richiedendo solo una mtassa di lana e una forbice? E' proprio questa estrema semplicità del tappeto, nonchè la sua ecologicità nel realizzarlo, la parte integrante del suo fascino che lo disegna come una delle più raffinate creazioni dell'intelligenza umana nell'ambito di un habitat particolarissimo.


Immagine di vita negli altopiani dello Shiraz persiano

Kashan ad albero della vita della fine del XX° secolo

Articolo liberamente adattato da "I tappeti" di L.Varvelli

3 commenti:

antonio ha detto...

Purtroppo, questo mondo poetico descritto da Alberto, legato ad un’attività spontanea non commerciale, non esiste quasi più. In Persia soprattutto, le continue repressioni operate dai governanti nei confronti dei gruppi nomadi tribali, preoccupati per la scarsa possibilità di controllo fiscale e militare nei loro confronti, hanno, di fatto, cancellato questo modello di vita. Se poi aggiungiamo che “il mercato” richiede sempre più annodati dal gusto occidentale, risulta evidente come certe tradizioni siano destinate ad un inesorabile declino. Per chi fosse interessato al tappeto nomade e rurale, consiglio vivamente il libro “Tappeti Tribali” di James Opie, edizioni Vallardi. A tutti un saluto

Alberto D. ha detto...

Certamente un certo tipo di tappeto è destinato a scomparire. Sono già moltissime le produzioni che fino a pochi decenni fa realizzavano tappeti e che oggi hanno irrimediabilmente chiuso i battenti, regalandoci così tappeti semplici e ormai unici, espressione proprio di quel messaggio di storia e di civiltà che questo mio articolo voleva mettere in risalto. E' vero, i clan in Persia sono stati perseguitati, sradicati, in passato fuorono persino trapiantati da una regione all'altra perchè ritenuti pericolosi e destabilizzanti nel quadro degli interessi dell'unità nazionale. Ma queste realtà esistono ancora, soprattutto nel kurdistan turco e quello irakeno, nelle lontane realtà del Kirghyzistan e di altre regioni dell'Asia centrale. E poi fintanto che esisterà un tappeto vecchio o antico, esisterà anche questo spirito poetico, perchè lo spirito di queste genti vive per sempre nei loro manufatti, è impossibile negarlo. Se ne accorgono le persone più esperte ed amanti di questa realtà come se ne accorgono spesso anche i profani purchè provvisti di una sensibilità e di un empatia superiore, quasi metafisica. I tappeti di ieri hanno carattere, e trasmettono le stesse sensazioni che i loro annodatori volevano trasmettere, è questo lo spirito del tappeto. Beato chi è in grado di coglierlo. Su queste ultime mie impressioni vorrei sapere la tua stimatissima impressione.

antonio ha detto...

Si, qualche enclave si è salvata dalla “globalizzazione forzata” frutto della nostra epoca. Spinte dai “media” e dalla spasmodica ricerca di “mercati”, non avranno, purtroppo, una lunga sopravvivenza. Però è indubbio che ci resteranno dei reperti attraverso i quali, per chi vorrà, potremo conservare qualcosa di queste civiltà. Già oggi, analizzando determinati tappeti tribali e rurali, ma anche cittadini e di manifattura, ci è possibile capire usi, costumi, stili di vita, aspetti della religiosità, come avviene leggendo un “racconto”. E più ognuno di noi si appropria di conoscenza, più si scoprono situazioni inimmaginabili. Agli occhi di chi “impara a leggere”, si apre un mondo fantastico e, per certi versi, inaspettato. Voglio fare un esempio: se analizzaste un tappeto sardo con capacità e conoscenza, scoprireste che molti motivi simbolici sono comuni a quelli di molti tappeti prodotti in oriente. Sarà un caso?