Secondo lo studio affascinante della geometria sacra, dietro al linguaggio geometrico esiste il segreto della vita. Nel rebus multiconografico dei tappeti orientali avverrebbe per tradizione una traslazione di questo linguaggio soggettiva dei popoli che li confezionano. Traslazione che a tutt'oggi ci appare difficile decifrare. Si potrà giustamente eccepire che oggi il tappeto sia ormai annodato seguendo decori realizzati in maniera inconsapevole, ma se è vero che la natura di questi è stata adulterata nei secoli dalle richieste del mercato, è anche vero che un'impronta sia comunque rimasta. Non è pertanto assolutamente improprio affermare e cofermare il valore intrinseco e le proprietà magnetiche esercitate da questi simboli atavicamente e inconsapevolmente riprodotti sulle persone. Secondo Jung e la psicanalisi la mente umana si nutrirebbe di simboli, e la connessione cosciente del nostro Io con le forme geometriche è dunque decisiva per cambiare il nostro stato di coscienza, e la nostra vita in generale. Particolari simboli pertanto ci riporterebbero a stati di conscienza interiore archetipa e di riconessione con il passato, permettendoci un più facile accesso alla spiritualità e a Dio. Il segreto della vita potrebbe pertanto essere celato non solo metaforicamente nelle complesse simbologie dei tappeti, ma anche praticamente. Manufatti i tappeti, che guardacaso vengono realizzati tradizionalmente proprio dalla donna, ossia colei che genera la vita. E' forse per questo che il collezionismo di tappeti ed il commercio degli stessi (tanto in occidente quanto in oriente) sia sostanzialmente appannaggio e prerogativa maschile? Esiste forse un richiamo inconscio tra chi annoda i tappeti (la donna) e chi li compra, li vende e li colleziona (l'uomo)? C'è da domandarselo.
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giovedì 15 ottobre 2009
Il potere magnetico del tappeto
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Alberto De Reviziis
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10:17
Secondo lo studio affascinante della geometria sacra, dietro al linguaggio geometrico esiste il segreto della vita. Nel rebus multiconografico dei tappeti orientali avverrebbe per tradizione una traslazione di questo linguaggio soggettiva dei popoli che li confezionano. Traslazione che a tutt'oggi ci appare difficile decifrare. Si potrà giustamente eccepire che oggi il tappeto sia ormai annodato seguendo decori realizzati in maniera inconsapevole, ma se è vero che la natura di questi è stata adulterata nei secoli dalle richieste del mercato, è anche vero che un'impronta sia comunque rimasta. Non è pertanto assolutamente improprio affermare e cofermare il valore intrinseco e le proprietà magnetiche esercitate da questi simboli atavicamente e inconsapevolmente riprodotti sulle persone. Secondo Jung e la psicanalisi la mente umana si nutrirebbe di simboli, e la connessione cosciente del nostro Io con le forme geometriche è dunque decisiva per cambiare il nostro stato di coscienza, e la nostra vita in generale. Particolari simboli pertanto ci riporterebbero a stati di conscienza interiore archetipa e di riconessione con il passato, permettendoci un più facile accesso alla spiritualità e a Dio. Il segreto della vita potrebbe pertanto essere celato non solo metaforicamente nelle complesse simbologie dei tappeti, ma anche praticamente. Manufatti i tappeti, che guardacaso vengono realizzati tradizionalmente proprio dalla donna, ossia colei che genera la vita. E' forse per questo che il collezionismo di tappeti ed il commercio degli stessi (tanto in occidente quanto in oriente) sia sostanzialmente appannaggio e prerogativa maschile? Esiste forse un richiamo inconscio tra chi annoda i tappeti (la donna) e chi li compra, li vende e li colleziona (l'uomo)? C'è da domandarselo.venerdì 9 ottobre 2009
I tappeti portano fortuna
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Alberto De Reviziis
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10:07
Fin dalla loro scoperta in era paleolitica i colori hanno sempre assunto una funzione scaramantica ed esoterica. Insieme ai segni e ai simboli i colori sgargianti rappresentavano nel tappeto un complesso linguaggio iniziatico (oggi spesso adulterato) che era volto a scacciare gli spiriti, e a proteggere la dimora o il giaciglio. Ancor oggi gli zingari e gli indiani vestono colori sgargianti in questa funzione, e in Africa e nelle Isole Caraibiche si adoperano colori forti per scacciare il malocchio. Nel loro complesso i tappeti rappresentavano e rappresentano tutt'ora (ad eccezione delle moderne monocromie) un amuleto composito di simboli e colori. Particolari colori e simboli è stato del resto appurato e comprovato scientificamente, agiscono sulla nostra psiche e sul nostro inconscio producendo in noi energie negative o positive. Le case moderne di oggi povere nelle forme e nei colori hanno sfrattato dalla vita domestica questi colori e questi simboli, lasciando l'essere umano e le famiglie in balia del grigiore, del nero e ultimamente anche del viola. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: aumento delle depressioni, dei suicidi, delle separazioni e crescente necessità di evadere da parte degli individui dal loro ambito domestico. Di fronte a questi dati statistici inconfutabili e alla consapevolezza scientifica (gli studi di Freud ne sono un esempio) dell'azione benefica di determinati colori e simboli piuttosto di altri sulla nostra psiche, la considerazione che gli ambienti domestici e l'uomo in particolare si siano privati oggi di un oggetto/amuleto che per colori e simboli era sinonimo di protezione ed energia positiva è quasi automatica. E forse non è un caso che gli anni d'oro del tappeto orientale in occidente hanno sempre coinciso con gli anni di maggior splendore e sviluppo economico e scientifico per l'occidente stesso, basti pensare all'800 con la sua rivoluzione industriale o all'immediato dopoguerra che fino agli anni '90 ha rappresentato per i nostri paesi i massimi storici raggiunti in termini di benessere culturale ed economico. Oggi di fronte ad una crisi economica e culturale devastante come quella che i nostri paesi e le nostre culture stanno vivendo, ci sarebbe da pensarci su e riaprire le porte delle nostre case ai tappeti e ai loro colori e simboli, del resto chi tutt'oggi la crisi non l'avverte (vedasi ricchi e regnanti), i tappeti dalle proprie case e dai propri palazzi non li ha mai tolti.
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