
lunedì 31 marzo 2008
Frammenti di tappeti

Tappeti menzionati nei Vangeli
domenica 30 marzo 2008
I 5 tumuli misteriosi
Ma questo tappeto se da una parte contribuì a svelare un mistero, ne porto immediatamente alla luce un altro: gli sciti non disponevano di tecniche così evolute nel confezionamento di tappeti annodati ed erano troppo distanti dai persiani per poter gongetturare un qualche contributo dell'evoluta civiltà sopracitata. Chi lo confezionò dunque? Quali mani? Quali saperi furono in grado in così remota epoca di produrre simile opera d'arte?
Il Pazyryk
Nel 1949 uno scavo archeologico diretto dagli studiosi russi Grinzanov e Rudenko, sui monti Altaj, nella Mongolia nordoccidentale, portò alla luce il più antico tappeto del mondo, conosciuto col nome di Pazyryk, ovvero la denominazione della regione in cui fu rinvenuto. Per quasi 2000 anni era stato conservato dal ghiaccio di una tomba tumulo di un nobile scita e con ogni probabilità costituiva il corredo funebre insieme a un carro smontato, ai resti di un cavallo e ad altri vari manufatti appartenuti al defunto. La scoperta fu eccezionale e costituì una conferma tangibile di quanto si conosceva da fonti storiche come gli scritti di Erodoto e di Senofonte, e letterarie come i poemi omerici. La letteratura Greca e Romana, testimonia infatti che presso alcuni popoli antichi dell'Asia l'arte della tessitura era così evoluta da permettere il confezionamento di raffinati tessuti, forse proprio di tappeti utilizzati in genere come stuoie. Realizzato intorno al V° secolo a.C, così come confermano le prove con il carbonio radioattivo, il Pazyryk oggi conservato al museo russo dell'Hermitage a San Pietroburgo continua a stupire gli studiosi per l'accuratezza esecutiva e per i suoi decori. presenta infatti una fitta annodatura di 3600 nodi simmetrici per decimetro quadrato con disegni complessi, valorizzati da una straordinaria policromia, con prevalenza del rosso, del verde pallido e dell'avorio e di un delicatissimo arancio. La forma è quasi quadrata 200 x 183, al centro del campo propone un susseguirsi di 24 formelle con foglie lanceolate disposte a croce e piccoli boccioli. Tutt'intorno corrono cinque cornici, di cui la principale esterna riproduce una processione di guerrieri a cavallo o al fianco del proprio destriero. Tutte le altre bordure riprendono i motivi del campo con decori ispirati alla stilizzazione di animali tra essi: cervi e grifoni che presso gli Sciiti erano legati al culto dei morti.
I misteri del Pazyryk
Il Pazyryk pose immediatamente degli interrogativi: Quale significato simbolico avevano i disegni? Chi (quale popolo) in quella remota regione e in quel lontano periodo era riuscito ad eseguire un così raffinato manufatto? Considerando sia alcune pagine delle Storie di Erodoto, dove l'autore greco descrive con minuzia di particolari la liturgia funebre degli Sciti, che celebravano la morte di un nobile guerriero con una serie di riti complessi, sia il luogo del ritrovamento (un tumulo), il primo quesito poteva venire risolto con facilità: il Pazyryk era una rappresentazione iconografica del rito funebre di un grande signore scita. Dopo aver imbalsamato infatti la salma, la si faceva sfilare per 40 giorni nel suo territorio e quindi la si inumava insieme al carro al cavallo e ai corpi della moglie e della sua concubina. Ma il solene rituale non si concludeva quì poichè un anno dopo venivano sacrificati 50 cavalieri appartenuti al seguito del defunto e le loro salme erano poste all'ingresso della sepoltura per vegliare sul riposo del loro capo. Tutti gli oggetti rinvenuti nella tomba del Pazyryk sembravano confermare il racconto dello storico greco e gli stessi decori della cornice coi suoi solenni soldati a cavallo, quasi descrivono il medesimo momento del sacrificio dei cavalieri.
Il secondo interrogotivo resta ancora in parte irrisolto. Gli studiosi sono concordi nell'affermare che un capolavoro di simil perizia non possa essere attribuito solo all'estro degli Sciti, ma abbia richiesto l'apporto di tecniche sviluppate di altre culture. Rudenko riteneva che il Pazyryk fosse stato eseguito da tessitori persiani del periodo achemenide, ma la tesi non convince alcuni studiosi, i quali sostengono che il tappeto fu eseguito avvalendosi del contributo dell'evoluta civilità degli Urartei fiorita in Armenia. Presso tale popolo, infatti la tessitura era quanto mai evoluta, come confermano sia gli scritti dello storico greco Strabone, sia il rinvenimento di telai e frammenti di manufatti. Inoltre proprio nel regno di Urartu si usava estrarre il colore porpora della cocciniglia, tinta che compare con abbondanza nel reperto di Pazyryk.

Un particolare del Pazyryk
sabato 29 marzo 2008
Citazioni greche e romane: i tappeti di Pergamo
Pergamo divenne capitale della provincia romana d’Asia, e continuò a fiorire per due secoli. Fu una delle prime sedi cristiane, e una delle sette chiese d’Asia. Il suo nome attuale è Berghama, ma la vecchia città conobbe un profondo oblio, nel corso del periodo bizantino e ottomano, tanto che il suo sito archeologico è tornato alla luce solo alla fine dell’Ottocento, grazie a degli scavi che una compagnia tedesca stava facendo in Turchia per costruire una linea ferroviaria. Nell’occasione fu notevole il rinvenimento di materiali archeologici che, grazie agli accordi diplomatici dell’epoca tra turchi e tedeschi, sono oggi conservati nel museo di Berlino.

venerdì 28 marzo 2008
Lettera aperta all'onorevole Cesa
Ancora una volta la competizione elettorale porta un politico ad usare il termine "venditore di tappeti" in maniera impropria e offensiva.
Il primo che aveva coniato questo parallelo politico per insultare l'avversario fu qualche anno fa l'onorevole e professor Prodi, che ebbe l'ardire di definire Berlusconi "come un venditore di tappeti", oggi è l'onorevole Cesa del partito di Casini, a insultare ancora una volta questa categoria. Nel ricordare a Cesa esattamente quello che ricordai tempo addietro con una lettera aperta al professore, ribadisco che l'italia l'hanno rovinata i politici e non i venditori di tappeti, e anzi, spesso questi ultimi hanno senz'altro un ruolo più positivo verso l'arte ed il mondo nella nostra società di quanto ce l'abbiano loro, i politici! Del resto questo blog credo ne sia una dimostrazione emblematica!
Lettera aperta a Cesa:
Caro onorevole Cesa, sono stato ancora una volta colpito, questa volta dalle sue affermazioni: " I due grandi partiti contenitore si muovono secondo una logica da venditori di tappeti" così lei ha detto, quasi che vendere tappeti fosse una discriminante o peggio un'aggettivazione razzista. Premesso che in questo modo non sono stati offesi solo i "venditori di tappeti", ma anche lo sterminato mondo dei televenditori, perchè ormai chi vende per televisione, per asta o per telepromozione non è solo chi vende tappeti. Forse Mike Buongiorno quando telepromuove i materassi è diverso dal principe Bijan che vende tappeti? Pensavo che fosse passato di moda questo infelice parallelismo; vederlo riutilizzare ancora una volta da un politico questa volta che fa riferimento addirittura ai valori cristiani mi lascia l'amaro in bocca. Annodare tappeti è un'arte signor Cesa, arte di popolo, perchè là in Iran e in Turchia, come in Cina quanto in Armenia e il popolo che li confeziona, lo fanno da secoli, e li tessono tutti, dalle donne di città, ai maestri di atelier, dai pastori delle steppe, ai nomadi del Fars. Un tappeto è una manifestazione d'arte, è un oggetto d'investimento, è una testimonianza culturale, non è una patacca! Chi li vende poi è un appassionato signor Cesa, un amante di quest'arte, perchè per venderli bisogna conoscerli e per conoscerli bisogna studiarli, viverli, e la sua battuta di pessimo gusto peraltro ripresa da un già triste exploit di un suo avversario (Prodi) indicano in lei come in altri politici scarsa conoscenza, scarso rispetto e scarso buongusto. Perche ricordo a lei e a tutti quelli che volessero sfortunatamente e prossimamente seguirla in questi tristi parallelismi che i venditori di tappeti pagano le tasse e quindi anche il suo stipendio e quello dei suoi colleghi.
Alberto. D.
Il tappeto tibetano contemporaneo

Un tappeto "tibetano" Donegal II della linea Tufenkian
giovedì 27 marzo 2008
Struttura, tecnica e materiale del tappeto Tibetano
mercoledì 26 marzo 2008
I Tappeti tibetani - Approfondimento
I tibetani instauravano con il tappeto una sorta di simbiosi e attribuivano ai segni di questi tessuti valenze di tipo scaramantico, come nel caso del fior di loto e del pipistrello, o propiziatorio, come per i tessuti a scacchiera bicromi , che venivano posti davanti alle porte o alle finestre col duplice scopo di mantenere il tepore e allontanare gli spiriti maligni.
Ecco un eccezionale documento fotografico di immagini di tappeti e di vita tibetana: http://www.tcoletribalrugs.com/article6.html
Infine un breve significativo passaggio del famoso film "Sette anni in Tibet" con Brad Pitt.
P.S: per una visione ottimale del filmato è consigliabile bloccare la musica del sito intervenendo sul pulsante stop dell'mp3 virtuale presente nel menù a sinistra del blog.
martedì 25 marzo 2008
I tappeti Tibetani
P.S. come noterete, e come ho spiegato nel blog "Diario di bordo", in sintonia con questo mio pensiero ho voluto inserire nell'header dei miei siti uno striscione di solidarietà al Tibet. Chi fosse interessato a fare altrettanto nel proprio sito può farlo prelevando questo codice per poi inserirlo nella parte head del proprio blog o sito:
Codice
venerdì 21 marzo 2008
Buona Pasqua a tutti!
I sumeri conoscevano il tappeto?

Tratto da "I Tappeti" di M.L. Varvelli
giovedì 20 marzo 2008
Il tappeto di Feltro: progenitore dei tappeti Persiani di oggi
mercoledì 19 marzo 2008
Il primo tappeto fu l'erba

martedì 18 marzo 2008
Frammenti del passato
Sulla base di queste testimonianze la giovane scienza del tappeto orientale considera dunque che i primi tappeti in forma non annodata fossero già in uso a partire dal 3000 a.C. ma sono informazioni che giungono da un passato che riemerge di volta in volta con nuove testimonianze, con nuove scoperte, ognuna delle quali può spostare la lancetta dell'orologio di parecchie centinaia di anni. del resto alcune stoffe in lana appaiono anche in alcune pitture murali, scoperte pochi decenni fa in Medio Oriente e risalenti al quarto millennio a.C. mentre alcuni frammenti di tappeto piatto riconducibili al periodo protostorico sono stati rinvenuti in caverne dell'Asia centrale.
Non resta dunque che proseguire questo lento cammino di ricerca, attendendo i nuovi reperti, le nuove scoperte, nella speranza che questi in un prossimo futuro, possano fornirci quegli elementi utili e agoniati per delineare in maniera comprovata quel periodo storico preciso, durante il quale l'umanità fece questa grande conquista che si chiama tappeto.

lunedì 17 marzo 2008
La storia del tappeto

Antico frammento di tappeto orientale
domenica 16 marzo 2008
Tappetologia
"Studioso" poi sembrerà troppo poco calzante, l'immaginario collettivo è quello tipico dei personaggi da film, dove questa professione si concretizza nei mille viaggi in oriente da un villaggio ad un bazar, sovvenzionati da qualche ricco mecenate o da qualche provveditorato o ministero. La definizione "perito" parrà troppo formale, troppo amministrativa e riduttiva.
E dunque? Il salvagente è stato lanciato 26 anni fa da Kurt zipper un tedesco che aveva trovato la stessa difficoltà nel definire la sua professione di fronte all'inadeguatezza della lingua tedesca, e si tratta di un neologismo: Tappetologia (tapitologie, tapitology). Ecco dunque come definirsi: "tappetologo", e a chi chiederà lumi su questa professione, si risponderà che il tappetologo è chi studia i tappeti orientali e tutto il contesto in cui vengono prodotti: la storia, la geografia, l'ambiente, il clima, la popolazione, la lingua, la cultura, la religione, la tradizione. Grazie a questo neologismo si è riusciti ad abbaracciare ed unificare una serie di professioni e categorie: dai mercanti ai collezionisti, fino a far stringere i legami tra studiosi di differenti discipline, che insieme hanno gettato le basi per lo studio dell'arte del tappeto. Questo sito tratterà esattamente questo, l'eterogeneità degli argomenti previsti dalla tappetologia, e ben vengano quindi i visitatori e gli appassionati anche con i loro contributi, perchè tutti possono dare il loro aiuto per far crescere questa eclettica scienza.
Articolo liberamente adattato da "tappeti studiosi e tappetologia" della rivista Gherèh
venerdì 14 marzo 2008
Il tappeto annodato: messaggio di civiltà

Articolo liberamente adattato da "I tappeti" di L.Varvelli
giovedì 13 marzo 2008
Gli abrash
- decisione dell'annodatore, che in corso d'opera, non ritiene più soddisfacente un certo risultato
- una matassa di lana proveniente da un altro bagno di colore
- un' interazione chimica dei colori, con le sostanze minerali presenti nelle differenti acque con le quali il manufatto viene di volta in volta lavato, durante gli spostamenti della carovana
- l’utilizzo di un’insufficiente mordenzatura, procedimento che consente l’assorbimento e il fissaggio delle tinte alle lane
- una non perfetta ripreparazione della tinta per i filati necessari a terminare un annodato. Infatti, “pesare” in modo esatto una base di tinta vegetale è molto più arduo che utilizzare una tinta a base sintetica già preparata
Anche se gli abrash sembrano compromettere l'effetto di uniformità cromatica e possono indurre l'inesperto a interpretarli come una imperfezione, costituiscono invece una delle prove più sicure sulla provenienza artigianale di un tappeto, in quanto dimostrano che il manufatto in questione è tinto dal suo stesso annodatore. L'abrash è - quando si tratta di una manifattura rurale e/o nomadica - pertanto una garanzia, per un prodotto di manifattura cittadina o di atelier, può anche essere invece ritenuto a giusta ragione un difetto. Voglio ricordare infine che persino i prodotti meccanizzati (siano essi tappeti realizzati in Belgio piuttosto che in Marocco) usano talvolta replicare l'effetto dell'abrash.

mercoledì 12 marzo 2008
Materie prime - Le tinture chimiche

martedì 11 marzo 2008
Materie prime - Le tinture di origine minerale

lunedì 10 marzo 2008
Materie prime - Le tinture di origine animale
Senza bisogno di procedimento alcuno, sono invece le tinte marroni, nere o bianche delle lane degli animali, siano essi pecore, capre o cammelli quando queste vengono usate nella loro colorazione naturale.


Alcuni esemplari di cocciniglie.
domenica 9 marzo 2008
Materie prime - Le tinture vegetali
Dalla Turchia alla Persia la stessa radice della "robbia" viene scortecciata e ridotta in polvere per procurare la tinta rossa. La pienezza del colore è ottenuta lasciando la tinta per un'intera giornata nell'acqua corrente e poi asciugandola. Per avere sfumature rosa-rosse si può mescolare del siero alla robbia e lasciar fermentare al sole; per ottenere l'arancio si possono aggiungere cristalli di acido citrico. Un rosa particolare si ottiene direttamente dal legno del brazilwood. Il viola di origine vegetale si ricava dall'hennè, lo stesso con cui le donne africane si tingono il palmo delle mani e le unghie. Altri coloranti vegetali sono lo le foglie dello zafferano e la scorza della melagrana e dell'isparak, altra pianta da lattice, la curcuma o la bacca del susino selvatico che producono tinte di varie tonalità di giallo. Anche da un legno speciale cinese ed indocinese si ricavano estratti per colore vegetale, mentre dalle foglie macerate dagli indicoferi si produce del colore nero e del blu. Il verde si ottiene vegetalmente usando colori blu e gialli variamente dosati tra loro, mentre i grigi e i marroni provengono dalla scorza della quercia, dalla noce di galla e dai malli di noce.
sabato 8 marzo 2008
Materie prime - Le tinture
venerdì 7 marzo 2008
Materie prime - Il cotone


giovedì 6 marzo 2008
Materie prime - La seta
mercoledì 5 marzo 2008
Materie prime - La lana
martedì 4 marzo 2008
Meterie prime e procedimenti di lavorazione
lunedì 3 marzo 2008
Il ruolo della donna nella confezione dei Tappeti annodati
Si inizia poi il lavoro vero e proprio, un lavoro paziente, che spesso può durare anni, in cui i maestri annodatori e tintori devono profondere tutta la loro abilità per creare un esemplare davvero eccezionale.
La realizzazione dei tappeti è un'arte che si può coniugare quasi interamente al femminile, dal momento che proprio alle donne vengono demandati alcuni tra i compiti più importanti e delicati. innanzitutto si rivelano le annodatrici più esperte, capaci di utilizzare con una maestria veramente sorprendente le loro minute e velocissime dita, ma il ruolo non si limita alla semplice esecuzione di questo compito manuale . Spesso, infatti, inventano i disegni o l'insieme dell'impianto decorativo, e soprattutto nelle produzioni periferiche , maestra dei decori è quasi sempre una donna che, ponendosi accanto al telaio su cui tessono le altre annodatrici, impartisce precise indicazioni per realizzare i disegni. Sempre le donne, infine tessono la lana e tingono i filati, denotando una perizia nel trattamento delle materie prime che è frutto di una millenaria esperienza tramandata di madre in figlia.